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Il Punto | 04 gennaio 2026, 07:05

IL PUNTO. Il culto del posto fisso nelle province più vecchie d’Italia

In 760 per 14 posti a Imperia, 138 per uno a Savona: numeri che certificano il fallimento della politica

IL PUNTO. Il culto del posto fisso nelle province più vecchie d’Italia

138 candidati per un solo posto a Savona. A Imperia, 760 persone in fila per 14 scrivanie, quelle he in buona parte hanno occupato moglie di assessori, assessore e collaboratori politici, naturalmente tutti bravi e meritevoli, almeno fino a prova contraria.  Numeri che, comunque,  sembrano usciti da un’altra epoca, e invece sono fotografia fedele del presente. Non di Milano o Berlino, ma delle due province più vecchie d’Italia, dove l’età media sale e il futuro scende... sotto zero. Qui, mentre tutto invecchia, una cosa resta eternamente giovane: la corsa al posto fisso.

È un paradosso feroce: province che si svuotano di under 40,  che piangono la mancanza di energie nuove, che si interrogano su chi pagherà domani pensioni e servizi. E poi, appena si apre un concorso pubblico, succede il miracolo: i giovani appaiono ma non per restare, per aggrapparsi. Non per costruire, ma per sopravvivere.

Il posto fisso non è più un’aspirazione: è diventato un rifugio. Fuori, il mercato del lavoro è una terra bombardata fatta di contratti a termine, partite IVA finte, stipendi che non arrivano a fine mese e affitti che invece sì. Dentro, promettono uno stipendio modesto ma certo, ferie vere, malattia pagata. In una parola proibita ai giovani: stabilità.

E allora eccoli lì, laureati e diplomati, spesso iperqualificati, a contendersi una scrivania che non cambierà il mondo. 138 per un posto significa che 137 persone hanno perso prima ancora di iniziare. 760 per 14 significa che 746 torneranno a casa . Una lotteria pubblica, dove il premio non è la ricchezza ma la normalità.

Il problema non sono loro, è il sistema. Un sistema che li ha educati a non sognare più. Altro che startup, innovazione, rischio. In queste province il rischio è restare senza lavoro, senza casa, senza prospettive. Il messaggio è chiarissimo: se vuoi restare, devi adattarti. Se vuoi qualcosa di più, devi partire. E chi resta non chiede di volare, chiede solo di non affondare.

Così le province più vecchie d’Italia continuano a invecchiare, mentre i giovani si accalcano davanti all’unica porta rimasta aperta. Non perché credano davvero nel mito del posto fisso, ma perché tutto il resto è stato chiuso, smantellato, reso impraticabile.

138 per un posto, 760 per 14. Non sono solo numeri. Sono il certificato di fallimento di una politica che parla di giovani ma investe nella loro paura. E finché il massimo dell’ambizione sarà “entrare”, non stupiamoci se fuori non resta più nessuno.

Diego David

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