La speranza è l’ultima a morire. Un detto popolare che, vista la situazione del pianeta, è difficile da condividere. Ma per Imperia potrebbe essere un felice augurio. Per una città che, in molte aree, è ormai trasformata in un’autorimessa a cielo aperto, che regala stress e test di civiltà agli automobilisti in cerca di un parcheggio, che offre tour prolungati per un tragitto di tre chilometri tra Oneglia e Porto Maurizio nelle ore di punta a volte della durata di parecchie ore.
La speranza ha il nome di un ingegnere aereospaziale con una vasta esperienza di fluidodinamica in questo caso applicata ai flussi del traffico. Il nostro giornale, proprio in questi giorni, è impegnato a diffondere i primi interventi di questo tecnico che sembra aver compreso le paurose problematiche della viabilità imperiese. Indubbiamente non si comprende per quale arcano motivo l’ingegner Rosario Maggio, autore del Piano del traffico pubblicato su La Voce non sia coinvolto in quest’ultimo periodo dopo che alcuni interventi siano già stati effettuati a volte con effetti negativi e a volte con conseguenze senza ritorno.
Per esempio, al tecnico dispiace e reputa quale mossa errata l’eliminazione del sottopasso di via Trento, quello che si era costretti a percorrere per accedere all’Ospedale mentre i semafori intelligenti sono già ricorsi all’eutanasia seguita dal senso unico dell’Argine Destro.
Forse l'ingegner Maggio ha evidenti sindromi da missionario considerata la situazione viabile del capoluogo ponentino che, da quanto è dato sapere, non ha mai avuto l’analisi di un vero esperto del traffico. E non si può pensare che neppure l’ingegner Maggio abbia un compito facile: se da una prima lettura il rione onegliese sembra comunque più "agevoleʼ", indubbiamente quello portorino mette a dura prova il reperimento dei rimedi alle code e agli ingorghi.
Anche se è giusto concedere fiducia al tecnico che, per il rione portorino, forse avrebbe bisogno di ridisegnarne completamente l’orografia.














