Stamattina, nel parcheggio a fianco del Parco Urbano, si è svolto un blitz delle forze dell’ordine. Controlli a tappeto, a 360 gradi, mirati alla verifica di regolarità amministrative e alla possibile presenza di abusivi. Tutto nella norma, almeno sulla carta. Ma il vero clamore è nato altrove: dalle parole, dalle reazioni scomposte, dai pregiudizi riemersi in superficie come vecchie cicatrici che non smettono di bruciare.
Nel mirino, ancora una volta, gli esercenti del Luna Park, I giostrai. Aizzati da un clima di sospetto che troppo spesso sconfina nel preconcetto, alcuni presenti non hanno esitato a lasciarsi andare a insulti gratuiti: "Ladri", qualcuno si è sentito dire. Accuse infondate, non supportate da alcun riscontro oggettivo. Nulla di più lontano dalla verità, o almeno da una verità dimostrata.
Si tratta, piuttosto, dell’ennesima manifestazione di una leggenda metropolitana dura a morire. La figura del giostraio, troppo spesso stereotipata, viene puntualmente associata a illegalità, vagabondaggio, e persino minaccia sociale. Una narrazione tossica che non tiene conto né della realtà economica di queste famiglie né del ruolo culturale e ricreativo che il Luna Park continua a rappresentare, soprattutto per i più piccoli.
Eppure, il vero nodo da sciogliere resta un altro: quello della collocazione stessa del Luna Park a Imperia. Relegato ai margini, in un angolo poco valorizzato a ridosso del porto di Oneglia, come se fosse un fastidio da nascondere, un’attrazione di seconda classe. Una decisione che dovrebbe suscitare indignazione prima ancora del sospetto. Perché, allora, non pensare a una sistemazione più dignitosa? Perché non proseguire l’esperienza positiva della Calata Anselmi, dove il Luna Park aveva trovato un contesto più accogliente, visibile, integrato? Mistero. Un mistero che si somma a quello, ben più grave, di una comunità (ristretta) di cittadini che ancora fatica a distinguere tra sicurezza e discriminazione.
Chi lavora, chi rispetta le regole, chi porta gioia — anche solo per una manciata di settimane l’anno — merita rispetto. Il Luna Park non è un problema: è una risorsa. Spetta a noi decidere se trattarlo come tale, oppure, come fa il Comune di Imperia, a continuare a tenerlo ai margini. Letteralmente e simbolicamente.














