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Vela | 07 settembre 2026, 08:30

IL BILANCIO DELLE VELE. La bellezza sull’acqua: quando le barche avevano un’anima

Un patrimonio di arte e tradizione da custodire e tramandare

IL BILANCIO DELLE VELE. La bellezza sull’acqua: quando le barche avevano un’anima

La bellezza sull’acqua. E, con tanti scafi all’ormeggio di Calata Anselmi, il Raduno di Vele d’Epoca 2026 ha voluto esprimere proprio quello. Perché le barche, disegnate cent’anni fa o anche meno, erano disegnate e poi realizzate per sprigionare bellezza oltre che per la loro funzione principale, cioè la navigazione. Si potrebbe affermare che, fino a quando erano ʽscolpiteʼ dalla sapiente arte manuale dei maestri d’ascia, quei legni galleggianti avevano un’anima e avevano il fascino indiscutibile del bello. 

Un mondo scomparso che non può e non deve essere dimenticato proprio come non lo sono le opere di Michelangelo o di Raffaello: quelle opere di artisti sconosciuti proprio nel senso più assoluto della parola visto che sono tramandati i nomi di chi le ha disegnate e del cantiere che le ha realizzate ma non di chi, con la sua ascia, le ha dato forma e sostanza. Quegli scafi di legno, e si trattava allora di legni pregiati come teak, quercia, mogano, larice e iroko, oltre che affascinanti era concepiti e creati per navigare. 

Le barche moderne, invece, devono vincere le regate, due funzioni che non sempre possono convivere oltre al fatto che prendono forma con freddi materiali come la vetroresina, il carbonio e l’alluminio. Al Raduno 2026 che celebrava la sua 40ma edizione non erano presenti un numero esagerato di legni ma tutti erano testimoni di un’epoca gloriosa della nautica. Un tempo che è stato la matrice della nautica moderna, che ha visto mitici progettisti senza l’ausilio di computer in grado di creare barche come Falcon, il Q Class del 1926, designato vincitore assoluto del Raduno grazie anche alle prestazioni del suo equipaggio di giovanissimi. Sulla banchina di Calata Anselmi la bellezza si poteva scoprire grazie a scafi come Sky del 1890 e in tante altre splendide presenze nate fino agli anni ’60. 

Infatti, si vedevano in banchina Twilight del 61, Cambria del 1928, Halloween del 26, Patience del 1931. Poi, dopo quell’epoca, si cambia, nasce la vetroresina per le barche di grande serie e ʽmuoionoʼ i maestri d’ascia. Anche i nove esemplari di 12 metri stazza internazionale, ospitati per il loro Campionato Mondiale dal 29 agosto al 1° settembre, hanno disputato la Coppa America dal 1958 al 1987 con scafi in alluminio come Kookaburra II ma in vetroresina quello del vincitore Kz 5. Per queste barche, come per le barche moderne, è necessario cambiare parametri estetici. Vale allora il fascino della potenza del vento tradotta in velocità e dell’impressionante scenografia che offrono allo spettatore mentre, sempre per confrontare con scafi presenti al Raduno, sono meno appariscenti esemplari come Ojala in alluminio del 1978 nata dalla matita dello studio Sparkman & Stephens che ha disegnato la storia della vela del secolo scorso. Comunque, al di là delle dimensioni, dei materiali e dei progettisti, tutte le barche del Raduno sono un esempio da curare e tramandare quale esempio della civiltà nata e cresciuta sul mare.

Ino Gazo

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