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Accadde Oggi | 16 settembre 2026, 08:18

ACCADDE OGGI, 16 settembre 1977. Scoppia la "guerra del fungo” tra Francia e Italia

Il primo cittadino di Le Muy ha firmato un’ordinanza

ACCADDE OGGI, 16 settembre 1977. Scoppia la "guerra del fungo” tra Francia e Italia

Il primo bollettino della cosiddetta “guerra del fungo” lungo il confine italo-francese è appena stato emesso dal sindaco della cittadina di Le Muy, poco distante dalla linea che separa i due Paesi. Dopo una animata discussione con i suoi collaboratori il primo cittadino ha firmato un’ordinanza in base alla quale, a partire da oggi, la raccolta dei funghi sul territorio del Comune è vietata agli stranieri

I raccoglitori provenienti da altri dipartimenti della Francia, potranno chiedere un’autorizzazione al Comune. Il sindaco, Ateo Bralia: “La misura si rendeva ormai necessaria per preservare il nostro patrimonio micologico messo in grave pericolo dalla raccolta indiscriminata che viene fatta specialmente dagli italiani – conferma -  da oggi in poi, chi verrà sorpreso a raccogliere funghi, o anche a trasportarli senza la prescritta autorizzazione, subirà un processo verbale e conseguente denuncia all'autorità giudiziaria”.

Un vero e proprio atto di “guerra” agli italiani, o meglio ai fungaioli italiani che, soprattutto dalla zona di Imperia, Sanremo e Ventimiglia si recano spesso da quelle parti, tornando a casa con cestini pieni di porcini e ovuli. “Un numero elevatissimo”, sostengono gli agricoltori della Costa Azzurra e del Var. Si parla addirittura di una vera e propria invasione, di “orda devastatrice”, che nulla rispetta. Pochi giorni fa, un componente della Commissione Foreste del Var, Emile Laponche, all'uscita autostradale di Le Muy, che immette direttamente nei boschi ricchi di funghi, avrebbe contato in tre ore ben 158 auto provenienti targate IM, provenienti, quindi, dalla costa e dall’entroterra ponentino. 

Ma quali sono le accuse che vengono mosse ai nostri connazionali? Innanzitutto l'eccessiva raccolta di funghi, in secondo luogo i danni arrecati non soltanto al sottobosco ma anche alle colture della campagna, in special modo alle vigne che in qualche caso sarebbero state saccheggiate. Qualcuno, tra i fungaioli imperiesi finiti sotot accsusa, ha già replicato. “Non escludiamo che si sia verificato qualche episodio di vandalismo e che qualcuno esageri nel raccogliere funghi. In generale, però, cerchiamo di comportarci civilmente e rispettare la proprietà altrui”.

Nel Var il fungo porcino viene in certo qual senso quasi coltivato: gli agricoltori e i proprietari di boschi creano le condizioni ideali per la riproduzione dei funghi, di cui una gran quantità viene poi esportata. Nel Var e nelle Alpi Marittime il porcino non è pregiato come in Italia, anche perché non ha il profumo che si riscontra in quelli che nascono nei nostri boschi. Nei negozi italiani il porcino viene venduto tra le dieci e le dodicimila lire al kgi, un prezzo veramente esorbitante. Succede così che a Imperia, Ventimiglia, Bordighera e Sanremo, gli appassionati di micologia logicitre si mettano d'accordo e decidano di trascorrere il sabato o la domenica a cercar funghi nei boschi di Le Muy, Sainte-Maxime, Plande-laTour, sulle alture di Saint-Tropez

Un centinaio di chilometri in autostrada, poi eccoli nei boschi. Se va bene, la sera se ne tornano a casa con 30-40 kg di porcini che vengono poi ceduti a ristoranti o commercianti con un ricavo che si aggira sulle 300 mila lire. La “guerra del fungo” si era già verificata negli anni scorsi nelle zone immediatamente a ridosso della frontiera di Ventimiglia. Un anno fa, nella vallata di Gorbio, sopra Mentone, erano stati persino allestiti blocchi stradali e barricate per sequestrare i funghi agli imperiesi

Ci scappò anche più di un  episodio di intolleranza. Quest'anno, per evitare il ripetersi di tali inconvenienti, gli italiani si sono così spinti sino alla spalle di Sainte-Maxime e la reazione degli agricoltori locali non si è fatta attendere. Dapprima proteste larvate, poi qualche gomma tagliata alle auto italiane, adesso l'ordinanza del sindaco di Le Muy. Un eccesso di difesa da parte dei francesi? Con le proteste francesi, divenute ormai ufficiali, al posto doganale si stanno stringendo i freni. Da parte francese si applicano multe che variano dai 500 agli 800 franchi per ogni cestino di funghi, ossia da 90 a 140 mila lire. In caso di quantità ritenuta eccessiva, si può anche arrivare al sequestro della merce e della macchina. Da parte italiana si stanno pure adottando provvedimenti.

Da oggi, ogni partita di funghi, grande o piccola che sia, dovrà essere munita di un certificato fitopatologico rilasciato dalle autorità sanitarie del luogo di origine (vale a dire della Francia) e pagare una tassa di importazione pari al 9% del valore della merce.

Giorgio Bracco

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