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Accadde Oggi | 24 aprile 2026, 08:42

ACCADDE OGGI, 24 APRILE 1992. Comune a caccia di aree “alternative” per lo sviluppo del pastificio Agnesi

L’amministratore delegato Capacci: “L’azienda vuole restare qui, aperti però a qualsiasi soluzione”. Preoccupazione dei sindacati per il futuro dei 350 dipendenti

ACCADDE OGGI, 24 APRILE 1992. Comune a caccia di aree “alternative” per lo sviluppo del pastificio Agnesi

L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco, Claudio Scajola, si sta impegnando da qualche giorno per trovare soluzioni, da inserire nel nuovo piano regolatore, affinché la fabbrica più grande e con maggiore occupazione della città, possa programmare un futuro certo e concreto a Imperia.

Non bisogna creare alibi all’azienda per consentirle di lasciare la città” fanno sapere da Palazzo. L’obiettivo è chiaro: offrire all’Agnesi un’area alternativa, consentendole però di sfruttare la cubatura dell’attuale stabilimento di via Schiva, alla foce dell’Impero, per un’operazione immobiliare che finanzi la costruzione della nuova sede. Un progetto non facile da mettere a terra, che potrebbe prendere corpo con la revisione del prg. 

I primi passi nelle scorse ore, durante l’incontro chiesto dai sindacati per avere chiarimenti sul ventilato trasferimento del pastificio. “L’amministrazione comunale ha deciso di affidare a due tecnici l'incarico di rivedere lo strumento urbanistico e, all’interno di esso, la risistemazione dell’ambito portuale e dei collegamenti tra bacino e città. Non solo. Abbiamo chiesto anche di ricercare aree ove destinare la zona industriale - conferma il sindaco Scaiola, presente alla riunione assieme al vice, Giuseppe Corradi - vorremmo bonificare l’intero tratto che dall’Olea risale verso l’ex Italcementi, liberandolo da tutto ciò che si trova attualmente, abbandato e inutilizzato, da quelle parti”.

Un obiettivo davvero ambizioso: avere a disposizione, sgombra da insediamenti industriali, la fascia costiera tra Oneglia e Porto Maurizio. Questo, non va mai dimenticato, in vista di un’eventuale valorizzazione turistico-nautico (si parla con insistenza, negli ambienti che contano, della realizzazione di un porto per maxi-yacht). “Valuteremo le esigenze dei singoli operatori e chiederemo loro di usufruire dell’opportunità che offriamo per una collocazione definitiva - precisa Scajola - tanto più che l’industria alimentare è la sola compatibile con uno sviluppo turistico della città”. I sindacati, però, restano perplessi. “Siamo preoccupati, a fronte di idee avveniristiche esistono tanti problemi ancora da affrontare”, ricorda Pierangelo Raineri, segretario provinciale della Cisl. “Non bisogna creare alcun alibi per dare all’Agnesi la possibilità di lasciare Imperia: il prg dovrà prevedere ipotesi, per consentire scelte all’azienda”, aggiunge Salvatore Caronia, segretario provinciale Uil.

L’Agnesi produce pasta e non mattoni: non vorremmo che qualcuno la accusasse di pensare speculazioni immobiliare - sottolinea Ciro Capacci, amministratore delegato dell’azienda, passata un anno fa alla multinazionale Bsn-Gervais Danonedetto ciò, l’azienda non chiude a priori ad alcuna soluzione. Quando ci saranno avanzate proposte le valuteremo: a condizione però che siano ragionevoli e nell’interesse di tutti. Spostare un’industria del genere non è come sgranocchiare noccioline: occorrono investimenti nell’ordine di centinaia di miliardi”.

Tutto questo catastrofismo ricorrente non piace ai vertici della società - conclude - lo ribadisco per l’ennesima volta: l’Agnesi è a Imperia e qui resta. Nessuno ha intenzione di portarla altrove. Il pastificio è legato a doppio filo alla storia della città, è anche una questione di immagine e di marketing: i marchi non si creano dal mattino alla sera, più facile distruggerli. Quanto all’ipotesi trasferimento, abbiamo esigenze di carattere logistico. La principale è la necessità di essere vicini alla ferrovia. Non potremmo andare a Pontedassio, Piani, in Valle Caramagna o a Dolcedo. Ogni anno, movimentiamo su rotaia un milione di quintali di grano. Chi si lamenta dell’intralcio al traffico dato dai binari di via Schiva (un treno al giorno, dieci minuti d’attesa) provi a pensare cosa accadrebbe se questo carico fosse trasportato con i tir. Ciascun vagone da 600 quintali corrisponde a tre camion: il centro sarebbe paralizzato”.

L’ultimo fatturato dell’azienda ha superato i 120 miliardi di lire. Con i suoi 350 dipendenti è la maggiore industria della provincia. E, dopo la fusione con il gruppo Panzani Ponte Liebig spa, si avvia a conquistare una quota del 10% sul mercato italiano.

Giorgio Bracco

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