Cala il sipario su una storia lunghissima, durata la bellezza di 64 anni. E’ quella dell’Imperia calcio. Ed è finita come si temeva finisse: l'Imperia è morta senza troppi sussulti, nell'apatia generale della città, soffocata dai debiti. Werner Rivaroli, che figurerà come l'ultimo presidente nerazzurro, non è tornato sui suoi passi o, forse, non ha avuto neppure il tempo di farlo: la prima rata del mutuo federale (38 milioni dei 340 complessivi) non è stata pagata e non sono state presentate garanzie per le prossime due, almeno nei termini previsti dalla Figc.
La Federazione è stata implacabile: estromissione dal campionato di Promozione. Il sodalizio nerazzurro “è stato reso inattivo”. Di fatto sparito. Potrà ripartire, se troverà qualcuno disposto a rimboccarsi le maniche, dalla Terza categoria. Rivaroli, amareggiatissimo, ha confessato che non se la sente di ricominciare dalla Terza. “Ai tifosi nerazzurri che mi hanno seguito avrei voluto dare di più. Mi spiace. La Federazione ci ha messo alle strette: io volevo pagare, ma non a condizioni capestro. Perché non mi hanno voluto concedere un incontro?”.
Si chiude così una storia gloriosa, un capitolo di alti e bassi, sempre con il grande consenso popolare e l’attaccamento ai colori nerazzurri. sociali. La notizia, almeno in apparenza, non ha suscitato terremoti in città. Arcangelo Musso, presidente del sodalizio a cavallo degli Anni 60 e 70 confessa che “si tratta di una notizia che mi addolora profondamente, una fine che ha dell'incredibile. Pensare che per bilanci di 29 milioni, ai nostri tempi, discutevamo sino a notte fonda. Speriamo che dalla cenere possa nascere una nuova società. Certo l'Imperia rimarrà sempre nel cuore degli sportivi della città”.
Giorgio Allosia, uno dei capi della tifoseria, in gradinata sino a pochi anni fa. “Sono impazziti. Non si doveva lasciarla scomparire cosi, era un patrimonio di tutta la città. Mi ero anche offerto di organizzare una colletta popolare. L'Imperia non è morta oggi ma quando ha perso gli spareggi per salire in C1. La gente non ha dimenticato certi atteggiamenti che avevano tutto il sapore di una rinuncia. Fu quello il torto che allontanò il grande pubblico dalla società, ma non dai colori, che sono sempre nel cuore. Io soltanto avevo 250 ragazzi che mi seguivano: pochi anni fa i tifosi erano qualche migliaio…”.
Tino De Maurizi, ex gloria nerazzurra degli anni Quaranta, è scosso. “Si chiude un'epoca, il dolore è indescrivibile. Negli ultimi anni le cose non erano più come una volta. In città, nelle nuove generazioni c'era grande disinteresse. Non sono in molti a soffrire”.














