I tornanti di Capo Berta entrano ufficialmente nell’elenco delle strade più pericolose d’Italia, i cosiddetti “Cento passaggi della morte”.
Cinque chilometri di curve che collegano Diano Marina e Imperia, rese celebri in passato dalla Milano-Sanremo e ora alla ribalta per motivi decisamente meno rassicuranti. Questo, almeno, risulta dalla mappa nazionale dei tratti ad alto rischio per i conducenti di auto, moto e camion, compilata dal ministero dell'Interno e resa nota in questi giorni.
Nella stessa mappa del rischio sono inclusi anche due tratti dell'Autofiori, uno alla galleria Cantarana e l'altro nei pressi di Taggia. Per quel che riguarda Capo Berta, va detto che sono stati necessari, purtroppo, decine di morti, centinaia di feriti, danni a veicoli e cose per centinaia di milioni di lire, affinché la sua pericolosità venisse riconosciuta ufficialmente. Un riconoscimento da cui deriva, per logica conseguenza, la necessità di provvedere con la costruzione di una strada alternativa perché l'ecatombe di automobilisti cessi al più presto.
Di questo problema, a livello locale, si parla da quasi da un secolo: ci si è interessati della sua pericolosità in senso geologico (era ed è ritenuto soggetto a frane e sono state eseguite opere cospicue di rafforzamento). Ma, più di tutto, si è sempre agitato il problema della pericolosità per gli utenti e dell’insufficienza a smaltire l'enorme mole di traffico per chiedere che fosse realizzata un'alternativa: la grande Incompiuta, e cioè la sottostante strada a mare solo pedonale. Era stata costruita una prima volta dal prigionieri austroungarici durante la Prima Guerra, seguendo un tracciato preesistente. Frano quasi subito. Sembrò cosa fatta nel secondo dopoguerra perché la strada a mare venne effettivamente costruita, con asfaltatura regolare, marciapiedi e ringhiera.
Giunti al momento di aprirla al traffico, le autorità competenti, che pure avevano autorizzato la spesa di centinaia di milioni, sì accorsero, ma soltanto allora, che non era al sicuro da frane e cadute di sassi e negarono il nulla osta di agibilità. Cosi la strada, asfaltata e finita, venne chiusa prima ancora di vedere passare un veicolo con un muro al quale è stata immediatamente attribuita la denominazione di muro di Berlino.
Da allora si sono moltiplicate le accuse di responsabilità fra Comuni, Provincia ed Anas. Nessuno ha fatto niente: ha invece operato la natura perché quanto era stato realizzato e poi abbandonato è ormai scomparso a causa delle cadute di terra, massi, franamenti. Ogni giorno, su Capo Berta, nei momenti di punta, per percorrere i cinque chilometri da Imperia a Diano Marina occorrono anche 40 minuti che si aggiungono al triste bilancio di morti, feriti, e danni.














