ROMA (ITALPRESS) - Chi non lo ha vissuto lo ricorda per i numeri: 215 presenze e 37 gol con l'Inter. Chi lo ha visto in campo, invece, ne conserva nella memoria le giocate, la classe, l'eleganza e quei dribbling che gli valsero il soprannome di "Dribblossi", coniato da Gianni Brera. Ha fatto in tempo a godersi il 21esimo scudetto della sua Inter Evaristo Beccalossi, scomparso nella notte a Brescia a pochi giorni dal suo 70esimo compleanno. Le sue condizioni di salute erano peggiorate da quando, nel gennaio 2025, era stato colpito da un'emorragia cerebrale che lo aveva costretto anche al coma per 47 giorni. Bandiera dell'Inter, il club nerazzurro lo acquistò al termine della stagione 1977-78 dopo una lunga trafila al Brescia, dove mosse i primi passi e venne segnalato a Sandro Mazzola. Con la maglia interista divenne campione d'Italia nella stagione 1979-1980 (con tanto di doppietta nel derby d'andata) e giunse fino alle semifinali di Coppa dei Campioni 1980-1981, alzando inoltre una Coppa Italia (1981-1982). Il classico "genio e sregolatezza", come dimostrano anche i due rigori sbagliati nei sedicesimi di Coppa delle Coppe contro lo Slovan Bratislava nel settembre 1982. Tre anni dopo venne girato in prestito alla Sampdoria, dove vinse un'altra Coppa Italia, primo trofeo della storia blucerchiata. Un curriculum di tutto rispetto che però proseguì tra B e A con le esperienze tra Monza, Barletta, Pordenone e Breno, dove appese gli scarpini al chiodo con lo status da dilettante. Nel complesso furono 189 le presenze e 31 le reti in Serie A, con 182 apparizioni e 24 gol in Serie B. Complicato il rapporto con la Nazionale. Tra il 1976 al 1980 disputò 3 partite con l'Under 21 e al suo attivo ci furono anche 4 presenze e una rete nell'Italia Olimpica. Sono zero però le apparizioni nella selezione maggiore. Mario Corso, del quale Beccalossi è sempre stato indicato come erede, lo sponsorizzò per i Mondiali del 1982: "I giocatori di classe li apprezzo sempre e lui di classe ne ha da vendere". La maglia azzurra rimase però un obiettivo mai raggiunto. Dopo il ritiro, preferì la carriera da dirigente a quella di allenatore. Nel biennio 2017-2018 fu capo delegazione della nazionale U20, svolgendo per un certo periodo lo stesso ruolo anche per l'U19. Poi l'emorragia cerebrale, il coma, le dimissioni nel maggio di un anno fa e il ritiro a vita privata fino alla sua scomparsa nella notte. Un dolore nel cuore di un'Inter appena laureatasi campione d'Italia. "Ci sembra impossibile - il cordoglio della società nerazzurra - Nelle pieghe dei ricordi e nella vita di tutti i giorni, Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone". - foto Ipa Agency -(ITALPRESS).
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