Novembre 1995: Imperia e Diano Marina vengono scossa nelle fondamenta da una notizia che, per i tempi, è davvero incredibile. Una ragazza di appena 16 anni adesca i clienti con annunci sui giornali. Ce ne sarebbe già abbastanza. Ma il carico da novanta è successivo: l’ordine parte nientemeno che dalla...mamma. La poveretta, di fatto, si prostituisce per mantenere il resto della famiglia. Non solo. Non di rado, la madre utilizzava l’incasso per godersi cene a lume di candela con l’amante.
La storia è emersa grazie alle indagini dei carabinieri, incuriositi da annunci sospetti comparsi su una rivista specializzata. “Giovane offresi per incontri scopo amicizia, esclusi perditempo”. Ad approfittare delle bellezze dell’adolescente erano professionisti di Imperia e Savona, le cui auto lussuose occupavano le stradine dell’entroterra dianese, lì dove avvenivano i morbosi incontri a pagamento. Colpiti da ordine di custodia cautelare, su richiesta del sostituto procuratore di Imperia, Bruno Novella, firmato dalla gip Laura Russo, sono finiti in prigione la mamma della povera giovane, una trentanovenne, e il partner, un uomo di 48 anni.
Dalla ricostruzione fatta dai carabinieri, ogni incontro, della durata di più o meno 45 minuti, un’ora, fruttava tra le 300 e le 500 mila lire. Secondo gli investigatori, il giro andava avanti da qualche tempo e, sicuramente, aveva già fatto incassare alla coppia un’ingente somma di denaro. Denaro che, senza troppo nascondersi, veniva poi impiegato per l’acquisto di generi di lusso. Un tipo di vita, quella della coppia di sfruttatori, che aveva insospettito vicini e conoscenti.
Voci che sono poi arrivate sino ai carabinieri che, come detto, hanno aperto un’indagine sul caso, cominciando a setacciare gli annunci a luce rossa di diversi giornali, locali e non. Nell’alloggio, perquisito dai carabinieri, sono state rivenute e sequestrate diverse lettere, scritte dalle persone che avevano risposto ai messaggi. Da esperti della corrispondenza per cuori solitari, interpretando frasi e parole, hanno intuito di essere di fronte a un giro squallido e decisamente particolare. Gli incontri erano fissati al telefono. Decisive, a questo proposito, le intercettazioni telefoniche. In sei mesi i carabinieri hanno annotato decine di numeri di telefono, nomi, indirizzi. In certi casi hanno anche effettuato appostamenti sotto l’alloggio trasformato in alcova.
Gli incontri si consumavano anche in auto o stanze di alberghi di terza categoria, sulla costa e nell’entroterra. I clienti, secondo quanto trapelato dal fitto riserbo in cui si sono comprensibilmente chiusi gli inquirenti, erano imprenditori, professionisti, manager, commercianti e persino medici. Ora tremano.














