Nato a Porto Maurizio Bartolomeo Bossi, navigatore, esploratore e combattente di fama mondiale.
Il giovane compie i primi anni di scuola superiore a Porto Maurizio, poi emigra (1832) con la famiglia a Montevideo, Uruguay. Nel suo nuovo Paese di adozione espleta il suo servizio prima nella marina mercantile e poi in quella militare. In questa seconda fase, Bossi avrà come compagno a bordo Giuseppe Garibaldi, al quale fece da testimone, il 16 giugno 1842, a Montevideo, nella chiesa di San Francesco, alle nozze con Anita.
E sempre al fianco dell'eroe dei due mondi combatté nelle fila della Legione italiana contro il dittatore argentino Rosas. Come riporta Anna Maria Garutti nel Dizionario Biografico degli Italiani (1971) della prestigiosa Enciclopedia Treccani "nel 1850 fu nominato dalla Società geografica argentina comandante di una spedizione in California, annessa da poco agli Stati Uniti; ritornato in Argentina nel 1854, e divenuto molto amico del generale J.I. de Urquiza, presidente della Confederazione argentina, prese viva parte alla vita politica, specie nel 1856, durante la lotta tra il generale Urquiza e lo Stato di Buenos Aires, e raggiunse il grado di ammiraglio nella flotta della Repubblica.
In seguito si dedicò ai viaggi di esplorazione, alcuni dei quali compì per incarico del gabinetto imperiale brasiliano, che lo aveva nominato direttore della Compagnia diamantifera del Mato Grosso, affidandogli anche il compito di eseguire uno studio sulle possibilità di colonizzazione di quel vasto e poco noto territorio. Nel 1863 pubblicò a Parigi, dove si era recato, la relazione della sua più importante spedizione nelle foreste brasiliane, descrivendo regioni ancora inesplorate, di cui fornì le prime, esatte determinazioni di latitudine e longitudine.
Nel marzo dello stesso anno si recò anche a Genova, ove fu accolto calorosamente, anche per l'opera svolta in Sudamerica in favore dell'Italia. Dopo aver soggiornato alcuni mesi in Italia, si imbarcò per gli Stati Uniti d'America ove, a Jenu, in seguito all'incendio della sua nave "America" subì un durissimo colpo, sia morale sia finanziario. Tornato in Uruguay, nel gennaio del 1872 fondò a Montevideo il giornale Unità Italiana, di cui fu anche direttore e dalle colonne del quale svolse opera di italianità tra i connazionali emigrati in Sudamerica.
In seguito alla nomina a console dell'Uruguay a Valparaíso, in Cile, Bossi dovette sospendere la pubblicazione del giornale, che arrivò fino al n. 177, e trasferirsi, alla fine dello stesso 1872, con tutta la famiglia, nella città cilena, ove si recò con un viaggio, parte via mare, parte via terra, che fu il primo dei molti viaggi da lui compiuti attraverso lo stretto di Magellano e l'oceano Pacifico sin nella Terra del Fuoco e nei canali della Patagonia, durante i quali notò l'esistenza di correnti sottomarine, baie, canali e passaggi ignorati, contribuendo, con i suoi rilevamenti e i suoi studi, alla correzione e al miglioramento delle carte di navigazione delle terre australi dell'America del Sud.
Nel 1879, nominato console generale dell'Ecuador a Montevideo, ritornò in quella città, ove attese alla pubblicazione dei resoconti dei suoi viaggi e all'organizzazione del Museo di storia naturale della capitale uruguaiana, che arricchì anche con le sue importanti collezioni di fossili, minerali e animali. Il materiale più interessante era stato dal B. raccolto durante i suoi viaggi al Mato Grosso, alla Terra del Fuoco e al deserto di Atacama, ove segnalò l'esistenza di notevoli giacimenti d'oro, argento, rame e nichel. Nel 1883 il B. tornò in Italia, stabilendosi a Genova. Qui divenne, sotto lo pseudonimo di "Oceanico", corrispondente del Corriere della Sera".
Morì a Nizza il 31 dicembre 1890. Di lui si è occupata, una decina di anni fa, la scrittrice imperiese Nerina Neri Battistin con il libro "Un grande esploratore che ha carpito l'anima del mondo-Bartolomeo Bossi", pubblicato nel 2016 dal Centro Editoriale Imperiese. A Bossi è intitolata la via principale di Borgo Foce.














