La cronaca lo racconta ormai con una certa frequenza: gli animali selvatici, in particolare i cinghiali, sono sempre più attratti dalle aree urbane cittadine.
Il motivo è semplice: la presenza di cibo. Rifiuti malgestiti nelle aree di conferimento o direttamente sulle strade, che per gli ungulati si trasformano in supermercati a cielo aperto; facilità di accesso ai campi coltivati; sempre minore separazione tra gli ambienti dell’uomo e quelli della natura.
Ma se il cibo non si trova allora si spingono anche alle foci dei torrenti cittadini dove sono presenti le oasi naturali di altri animali. La convivenza tra cinghiali e cigni, ad esempio, è diventata difficile e questa foto pubblicata sui social lo testimonia. I cinghiali abbandonano i boschi dell’entroterra e raggiungono la città. Non è difficile vederli la sera anche al Parco Urbano o lungo le rampe di Capo Berta.
Le popolazioni degli ungulati diventano dunque sempre più visibili. Le soluzioni a problemi complessi non possono mai essere semplici, perlomeno se si parla di interventi realmente applicabili e che diano risultati duraturi per la sicurezza dei cittadini e per la tutela degli animali.
La diatriba politica vede, invece, spesso una semplice contrapposizione tra estremi, tra chi vorrebbe abbattimenti di massa per assecondare le richieste del mondo agricolo e chi si oppone ad ogni forma di eradicazione nel nome della tutela della vita in ogni sua forma. Sulle barricate ci sono, infatti, sicuramente le organizzazioni agricole mobilitate per chiedere alle istituzioni interventi contro la proliferazione dei cinghiali, ma anche gli animalisti.














