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Cronaca | 09 luglio 2024, 14:51

Processo Breakfast, reato prescritto per il sindaco Claudio Scajola

Concluso il processo in Corte d'Appello in Calabria per il caso Matacena

Processo Breakfast, reato prescritto  per il sindaco Claudio Scajola

Lunga attesa e molta delusione per Claudio Scajola presente all’atto conclusivo del processo “Breakfast” che si è celebrato davanti alla Corte d’Appello di Reggio Calabria.

Giornata caldissima in riva allo Stretto e ruolo pieno per il Collegio penale che ha terminato la camera di consiglio intorno alle 14 per leggere il dispositivo che non accoglie la richiesta di assoluzione nel merito che era stata richiesta con le arringhe della difesa del sindaco di Imperia, composta dagli avvocati Patrizia Morello e Elisabetta Busuito. Confermata, invece, la prescrizione del reato contestato come da apposita declaratoria, con la conferma delle assoluzioni degli altri imputati dichiarate in primo grado.

Delusione per il sindaco di Imperia e per il collegio difensivo che hanno lasciato la Corte d’Appello in tutta fretta, dopo la lettura del dispositivo durata pochissimi minuti. Per commentare compiutamente quanto avvenuto si aspettano le motivazioni che arriveranno entro 90 giorni, indispensabili anche per valutare se far proseguire o meno il procedimento davanti alla Corte di Cassazione.

Claudio Scajola ha commentato brevemente la sentenza ribadendo quello che è ormai diventato il suo slogan per definire “Breakfast”: "Un processo che si basava sul nulla ed è finito nel nulla. Abbiamo perso dieci anni per niente”. Sull’intenzione di ricorre in Cassazione, invece, ha preso tempo. “Aspettiamo le motivazioni per capire se ci sono margini, ma mi pare evidente che eravamo davanti a una strada già scritta”.

Gli avvocati di Scajola Patrizia Morello ed Elisabetta Busuito avevano richiesto alla Corte oltre alla dichiarazione della avvenuta prescrizione, l’assoluzione nel merito, dopo aver ripercorso l’intero iter processuale, rimarcando la violazione dell’articolo 50 in ordine all’esercizio dell’azione penale, avvenuto in assenza del requisito dell’evidenza della prova, con l’aggravante ex art 416 bis, poi fatta cadere in violazione al divieto di modifica pacifico in giurisprudenza. Morello, durante l’udienza dedicata alle arringhe difensive, aveva spiegato: “Abbiamo evidenziato una pletora di elementi fattuali e di diritto per dimostrare l’evidente assenza di responsabilità penale in capo a Scajola, in piena aderenza a quanto richiesto dal codice di procedura penale in casi, come questo, in cui il reato è prescritto. È infatti completamente assente qualsivoglia contributo materiale posto in essere dal nostro assistito a favore della latitanza di Amedeo Matacena e, dunque, non è raggiunta la soglia della concreta idoneità dell’aiuto richiesta dalla fattispecie penale di procurata inosservanza di pena”.

Le richieste, però, non hanno trovato accoglimento da parte del Collegio, né alcuna replica, almeno al momento, da parte della Procura.

Il sindaco di Imperia Claudio Scajola era stato condannato in primo grado a due anni di reclusione, nel gennaio 2020, per procurata inosservanza della pena, con l’accusa di avere favorito la latitanza a Dubai dell’ex deputato di Forza Italia Amedeo Matacena, dopo che quest’ultimo aveva ricevuto un ordine di carcerazione per concorso esterno in associazione mafiosa.

Matacena, deceduto il 16 settembre 2022, avrebbe dovuto scontare 3 anni di carcere. Come si ricorderà erano stati gli avvocati di Scajola a sollevare l’avvenuta prescrizione del reato. E sempre la prescrizione, aveva già fatto uscire dal processo Roberta Sacco, la segretaria tuttofare di Scajola all’epoca dei fatti. 

Si attende adesso il deposito delle motivazioni della sentenza per comprendere pienamente le valutazioni del Collegio e per capire se ci sarà ancora un grado per “Breakfast”.

Riccardo Tripepi

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