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Politica | 24 settembre 2026, 11:49

AL DIRETTORE. Porto turistico, Deborah Bellotti (PD): "Con questi indirizzi, al Comune resta il rischio e al privato tutto il resto"

La consigliera commenta la delibera votata ieri con le linee guida impartite alla Marina di Imperia

AL DIRETTORE. Porto turistico, Deborah Bellotti (PD): "Con questi indirizzi, al Comune resta il rischio e al privato tutto il resto"

Riceviamo e pubblichiamo dalla consigliera del Partito Democratico, Deborah Bellotti.

"Sollevare dubbi sulle scelte dell'amministrazione non significa opporsi all'opera del porto turistico di Porto Maurizio, come invece è stato pretestuosamente ripetuto dalla maggioranza nel Consiglio comunale di ieri. Lo ribadisco: vogliamo che il porto venga completato, più di chiunque, perché questa città ha già pagato abbastanza per un'opera rimasta a metà. Proprio per questo chiediamo come verrà completato e a carico di chi.

La delibera di ieri chiede a Marina di Imperia di mettere a gara quasi tutto il porto, specchio acqueo, moli e lotti a terra, per affidarlo a un unico operatore privato. A Marina di Imperia, cioè al Comune che ne è socio al 100%, restano la nautica sociale, Calata Anselmi e la Banchina Medaglie d'Oro, la parte del porto che rende meno, insieme alla titolarità della concessione e alla responsabilità economica dell'intera operazione. Se la società va in perdita a causa del privato, quella perdita ricade sul bilancio comunale, cioè sui cittadini.

Marina di Imperia ha avuto la concessione in affidamento diretto proprio perché è una società pubblica. Se la gestione passa quasi tutta a un privato, cosa resta del controllo pubblico? La Corte dei Conti, nel parere chiesto dall'amministrazione, ha posto condizioni precise: la società deve restare il centro direzionale dell'operazione, deve mantenerne la responsabilità unitaria, e la scelta deve essere motivata sulla congruità economica e sugli equilibri della società. Con quali strumenti? Si è parlato di un ufficio di alta vigilanza e di obblighi di rendicontazione, cioè di clausole di un contratto tutto da fare e, poi, da monitorare con estrema cautela. Ieri il Sindaco ha raccontato che uno degli operatori aveva offerto a Marina di Imperia una forte somma anticipata, lasciando alla società il compito di costruire le opere a terra, e di aver rinunciato perché né la società né il Comune hanno la struttura per gestire cifre di questo genere. Eppure, è questa stessa società che dovrà dirigere e controllare per decenni un grande operatore privato.

In aula è stato anche detto che gli extra-profitti non esistono. In poco tempo, a detta della stessa amministrazione, il mercato è cambiato al punto da rendere superato il piano su cui si basava il progetto. E poiché la delibera consente all'operatore di modificare il progetto, dopo l'aggiudicazione possono aprirsi scenari oggi imprevedibili, e la possibilità di extra-guadagni è concreta. Il canone dovuto dal privato, invece, anche se offerto al rialzo in gara, resta quello fissato in quella sede. Di un canone misto, con una parte legata ai ricavi che permetterebbe alla città di partecipare ai guadagni, non si è parlato. Quindi, se la gestione va male paga il Comune; se va meglio del previsto, i maggiori guadagni restano al privato.

Tutto questo è stato votato senza il piano economico-finanziario. In aula il Sindaco ha dichiarato che il PEF è già pronto, e che è stato tenuto fuori dalla delibera. Il Consiglio ha quindi fissato indirizzi vincolanti senza poter vedere numeri che esistono già.

Lo scorso dicembre abbiamo detto che il porto è della città, non di chi ne detiene la concessione. Con questi indirizzi, al Comune restano la titolarità e il rischio, e al privato andrà tutto il resto".

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