Allarme per le chiese dell'entroterra: sono dimenticate e stanno crollando. L’allarme arriva all’indomani dell’indagine sul territorio, portata avanti dall’Istituto Internazionale di Studi liguri nell’Imperiese. In particolare, si tratta dei santuari e delle chiesette della Val Prino e della Valle Impero. Un prezioso patrimonio storico, religioso, architettonico e anche turistico, rischia dunque di andare in rovina nelle vallate e sulle colline ponentine: se non sarà varato sollecitamente un programma di recupero e salvataggio, le future generazioni non potranno godere di un patrimonio insostituibile trasmesso dai loro padri, che aveva superato secoli e traversie di ogni genere.
Santuari, chiese, oratori ed edifici religiosi in genere, disseminati nelle valli di Porto Maurizio e Oneglia, ignorati da troppa gente ma non per questo meno meritevoli di essere salvati. Il grido di allarme è stato lanciato dalla sezione imperiese dell’Istituto Internazionale di Studi liguri, i cui soci hanno compiuto due ampi giri di ricognizione per rendersi conto personalmente della situazione.
Guida d’eccezione delle accurate visite, alla scoperta degli insediamenti e delle chiese medievali della valle del Maro, è stata l’architetto imperiese Cristina Tealdi, autrice di un bel documentarlo che mette a fuoco alcuni punti critici. Sono stati cosi visitati i santuari di San Nazario e Celso a Borgomaro, San Maurizio a Conio, Sant’Andrea ad Aurigo, San Michele a Caravonica e La Maddalena a Lucinasco.
Quest’ultimo monumento, un vero gioiello, può ritenersi in qualche modo salvo, dopo anni di lavoro a cura della Sovrintendenza, il San Michele di Caravonica costituisce il polo opposto: minato dalle intemperie, ma anche dal saccheggio degli uomini, esso è ormai ridotto a un ammasso di rovine. Ancora pochi anni fa si ergeva nella sua quasi totalità. Il San Maurizio di Conio, testimonianza romanica con un campanile in pietra, singolarissimo e risalente al XXII secolo, presenta l’interno quasi intatto, ma chissà per quanto tempo ancora.
Purtroppo, infatti, il tetto è completamente sconnesso e aperto alle intemperie. Il degrado è rapidissimo e soltanto un intervento immediato può impedire che l'umidità devasti ogni cosa. “Comprendiamo che è impossibile, per scarsità di mezzi economici - fanno sapere gli esperti - affrontare in blocco il problema. Si può però fare qualcosa in campo locale. Bisogna convincere le popolazioni e le Pro Loco dei centri interessati sull’importanza di questi monumenti affinché intervengano almeno per l’opera di custodia e di manutenzione ordinaria”.
L’Istituto intende presentare il documentario preparato dall’architetto Tealdi nei paesi dell’entroterra, accompagnandolo con un discorso esplicativo più generale che valga a smuovere iniziative e interventi pratici.














