Da tempo avevano allestito un fiorente mercato dello spaccio di droga tra i ragazzi che frequentavano i locali a ponente e a levante della città capoluogo. Dopo una meticolosa indagine i carabinieri hanno smantellato una pericolosa baby gang: tre maggiorenni arrestati, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, tre ragazzi sottoposti all’obbligo di firma e 16 denunciati.
L’indagine aveva preso le mosse dalla denuncia di un ragazzo di Imperia che era stato costretto con minacce e violenza ad allontanarsi dalle zone “coperte” dalla baby gang. Ricostruite quindi le spedizioni punitive del gruppo che era attivo nello smercio di sostanze stupefacenti che fruttava all’incirca 15 mila euro al mese.
Un minore era stato brutalmente pestato a sangue colpevole di aver spacciato nonostante il divieto impostogli dalla gang.
Il Comunicato stampa dei carabineri.
Il grave, diffuso ed allarmante fenomeno della delinquenza giovanile non ha risparmiato neanche la città di Imperia; è questo il quadro emerso da una lunga e complessa attività d’indagine condotta, nei mesi scorsi, dai Carabinieri della Compagnia di Imperia. L’indagine, denominata “Crew” e coordinata dalla Procura della Repubblica di Imperia e da quella per i Minorenni di Genova, ha consentito di ricostruire uno spaccato di notevole spessore delinquenziale, a fronte della giovanissima età degli indagati – una ventina di adolescenti, per lo più italiani e di origine albanese, tra cui diversi minorenni ed una ragazza – che agivano emulando le gesta delle ormai note baby gang delle principali città metropolitane del Nord Italia. L’indagine ha preso il via dalle dichiarazioni di un ragazzo imperiese, poco più che maggiorenne, che era stato costretto, con minacce e violenza, a rinunciare alla sua illecita attività di spaccio al dettaglio nella zona più remunerativa della città, quella degli stabilimenti balneari e dei locali maggiormente in voga durante la stagione estiva, su cui il gruppo pretendeva di detenere in via esclusiva il monopolio. Le indagini così avviate hanno permesso di accertare come spedizioni punitive, pestaggi, rapine, estorsioni e porto abusivo di armi (tra cui coltelli, pistole giocattolo private del tappo rosso, tirapugni e mazze da baseball), nonché gergo violento ed abbigliamento tipico delle giovani gang, costituissero un tratto distintivo del gruppo, utilizzato quotidianamente per affermare la propria indole violenta, l’insano desiderio di prevalere sui coetanei e, soprattutto, di accrescere i proventi illeciti derivanti principalmente dallo spaccio. L’illecito smercio di stupefacenti fruttava infatti circa 15 mila euro al mese, funzionali al mantenimento di un tenore di vita sproporzionato alle loro reali possibilità di inoccupati; il denaro era utilizzato per l’acquisto di abbigliamento griffato, smartphone di ultima generazione, per frequentare ristoranti e locali “in” della città, ma anche per il pagamento delle spese legali relative a pregresse vicende giudiziarie. La spedizione punitiva più grave, documentata con le immagini nella sua fase preparatoria, è relativa ad un brutale pestaggio di un ragazzo minorenne su una delle scalinate che conducono in piazza Roma, a Porto Maurizio, ritenuto colpevole di aver continuato a spacciare nonostante il divieto impostogli. L’agguato è stato scrupolosamente pianificato dal gruppo, che ha provveduto dapprima ad individuare i componenti materiali del raid (almeno sei), i quali, dopo aver occultato i propri volti con passamontagna e cappucci e rintracciata la vittima nella zona “vietata” della città, lo hanno violentemente aggredito e malmenato. Le estorsioni erano solitamente commesse ai danni dei coetanei ritenuti più deboli e vulnerabili, che venivano costretti a consegnare denaro contante, computer e smartphone di pregio. In alcuni casi tali gesti sono stati anche filmati dagli stessi protagonisti, che hanno poi pubblicato i relativi video sui social network al fine di ostentare la propria forza criminale e l’ingente ricavato delle loro attività illecite. Tra gli episodi estorsivi più eclatanti e significativi spicca quello commesso nei confronti di un componente stesso della banda. Quest’ultimo è stato punito per non essersi attribuito la responsabilità esclusiva del possesso di diverse armi bianche rinvenute in seguito ad un controllo d’iniziativa dei Carabinieri, essendo presente insieme a lui uno dei principali esponenti del gruppo, già gravato da precedenti giudiziari e quindi esposto a più gravi conseguenze penali. La vittima, con violenze e minacce, è stata costretta a cedere al gruppo dapprima il proprio computer portatile e poi a recuperare la somma di duemila euro in contanti necessari per coprire le spese legali dell’altro membro. In tale circostanza, tuttavia, la consegna del denaro è stata bloccata in tempo dai Carabinieri della Compagnia di Imperia, che riuscivano ad arrestare in flagranza l’estorsore, nonché la sorella dello stesso che aveva agito in concorso con lui. La vasta attività investigativa ha permesso, nel suo complesso, di procedere all’arresto in flagranza di tre maggiorenni italiani, all’emissione da parte del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Imperia di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un maggiorenne italiano, alla sottoposizione di tre maggiorenni – di cui due italiani e uno albanese – alla misura dell’obbligo di dimora e all’obbligo di presentazione alla P.G., a sedici denunce in stato di libertà, delle quali dieci a carico di minorenni, nonché al sequestro di diverse armi bianche ed improprie, trecento grammi di cocaina e quattromila euro in contanti.














