È stato presentato ufficialmente all’Hotel Nazionale di Sanremo il Comitato territoriale della Camera Penale Imperia-Sanremo per il “Sì” alla separazione delle carriere, in vista del referendum sulla riforma della giustizia. Un appuntamento che ha segnato l’avvio pubblico di una campagna informativa che gli avvocati penalisti definiscono “storica e identitaria”, con l’obiettivo di riportare il dibattito sul terreno dei principi costituzionali e del giusto processo.
A introdurre e moderare l’incontro è stato Marco Bosio, presidente della Camera Penale Imperia-Sanremo, affiancato dal segretario dell’Unione delle Camere Penali Italiane Rinaldo Romanelli e dal vicepresidente della Camera Penale Imperia-Sanremo Vincenzo Icardi. Presenti anche la senatrice Francesca Scopelliti e il senatore Gianni Berrino, a testimonianza di un confronto che, pur coinvolgendo la politica, nasce e si sviluppa nel mondo giuridico.
“Il processo accusatorio richiede un giudice davvero terzo”. Nel suo intervento, Bosio ha chiarito le finalità del comitato e le ragioni del “Sì”: “Abbiamo convocato questa conferenza stampa per illustrare le nostre ragioni a favore del referendum. I punti qualificanti della riforma sono la terzietà del giudice e la piena attuazione del giusto processo, sancito dall’articolo 111 della Costituzione. Un processo accusatorio non può realizzarsi pienamente se non con un giudice realmente terzo e imparziale. La separazione delle carriere va esattamente in questa direzione”.
Bosio ha sottolineato come quella delle Camere Penali non sia una battaglia contingente, ma una posizione portata avanti da decenni: “Per noi è una battaglia storica, identitaria. La politica è arrivata dopo. Oggi però il tema viene spesso strumentalizzato e ridotto a uno scontro tra schieramenti. Noi siamo schierati dalla parte delle idee, non delle bandiere”.
Incontri pubblici, banchetti e confronto con i cittadini. Il comitato non intende limitarsi a una presa di posizione formale. Sono già in programma convegni, iniziative pubbliche e banchetti informativi nelle città del territorio. “Questo è il primo momento di incontro con la stampa e con la cittadinanza – ha spiegato Bosio –. Vogliamo spiegare in modo chiaro e comprensibile quali sono le motivazioni che ci hanno spinto a sostenere il Sì. Siamo disponibili anche al confronto e al dibattito, perché crediamo che questa riforma debba essere discussa nel merito, non sui toni”.
Romanelli: “In tutte le democrazie liberali giudice e PM sono separati”. Entrando nel profilo più tecnico, Romanelli ha richiamato i modelli delle democrazie occidentali:
“È abbastanza intuitivo: in tutte le democrazie liberali il giudice deve essere lontano e distinto dal pubblico ministero. Il PM accusa, il giudice giudica. Quel giudice è la garanzia del cittadino e il controllo sull’operato dell’accusa. Non devono essere, né apparire, colleghi che fanno lo stesso mestiere. Sono due funzioni profondamente diverse”.
Romanelli ha poi allargato lo sguardo all’efficienza del processo penale, respingendo l’idea che la riforma sia un ostacolo alla rapidità: “I tempi dei processi sono già stati ridotti in modo significativo. Il PNRR prevedeva una riduzione del 25% del disposition time, e il processo penale ha raggiunto il 27%. Servono certamente più risorse e più personale, ma non si può dire che nulla sia stato fatto”.
“Nessun bavaglio al PM, anzi un ruolo rafforzato”. Uno dei punti più contestati dai detrattori della riforma è l’idea che la separazione delle carriere serva a “imbavagliare” il pubblico ministero. Una tesi respinta con decisione. “Nessuno ha mai pensato di subordinare il PM al potere politico – ha affermato Bosio –. Con questa riforma il ruolo del pubblico ministero viene addirittura rafforzato, con un proprio CSM e un riconoscimento costituzionale pieno. È un’esaltazione della funzione requirente, non una sua compressione”.
Sul tema è intervenuto anche Icardi: “Basta leggere le norme per capire che non c’è alcuna volontà di silenziare il PM o di sottoporlo all’esecutivo. Questa riforma è nello spirito della conservazione dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura”.
Tra gli altri elementi qualificanti è stato ricordato anche il sorteggio per gli organi di autogoverno, visto come strumento per spezzare il peso delle correnti interne alla magistratura, dopo gli scandali che hanno segnato la credibilità del sistema.
Una campagna che punta ai principi. La presentazione del comitato territoriale segna dunque l’inizio di una campagna che la Camera Penale Imperia-Sanremo intende condurre fuori dalla logica dello scontro ideologico, puntando su informazione, confronto e principi costituzionali. “Questa – hanno ribadito i promotori – non è una battaglia contro qualcuno, ma per qualcosa: un processo più giusto, un giudice realmente terzo, una giustizia più credibile agli occhi dei cittadini”.















































