Si chiude un autunno a due facce per la Liguria. Se da un lato i dati complessivi parlano di una stagione “avara” di precipitazioni, dall'altro la cronaca degli ultimi tre mesi restituisce l’immagine di un territorio ferito da fenomeni di violenza inaudita.
Il 2025 verrà ricordato non tanto per la pioggia totale, quanto per la sua spaventosa intensità concentrata. Il dato più eclatante arriva dalla Val Fontanabuona. Tra il 1° e il 2 settembre, il pluviometro di Favale di Malvaro ha registrato un valore sbalorditivo: 194,2 millimetri di pioggia caduti in una sola ora.
Si tratta di un nuovo record climatico europeo, che supera persino i drammatici dati registrati nei pressi di Valencia. Un evento che ha messo in ginocchio la valle, provocando esondazioni e danni ingenti, e che conferma come la Liguria sia ormai un vero e proprio “laboratorio” di eventi estremi.
L'analisi dell’Arpal evidenzia una netta spaccatura geografica. Il Levante è l'unica zona dove è piovuto più della norma, con accumuli stagionali superiori agli 800 millimetri. Al contrario, Centro e Ponente hanno registrato valori inferiori alla media del periodo 2003-2022.
Tuttavia, “meno pioggia” non ha significato “meno pericoli”. Il 22 settembre e la metà di novembre sono state date nere per la Val Bormida, la Valpolcevera e il Ponente genovese, colpite da temporali “V-shaped” autorigeneranti. Questi sistemi stazionari hanno scaricato centinaia di millimetri in poche ore, causando l’esondazione del rio Fegino, frane, crolli e il passaggio spettacolari quanto pericolose trombe marine davanti a Pegli e nel Levante.
A differenza degli ultimi quattro anni, l’autunno 2025 non è stato “bollente”. La temperatura media regionale si è attestata sui 13,7 °C, leggermente sotto la media climatica (-0,3 °C).
A fare la differenza è stato però il Mar Ligure. “Il mare è rimasto più caldo della media per tutta la stagione, con anomalie fino a +2 °C”. Questa riserva di calore ha agito come combustibile per i temporali, venendo solo parzialmente smorzata dalle irruzioni di aria fredda che, a novembre, hanno portato la prima neve sull’Appennino.











