Grazie all’unificazione amministrativa dei due bacini portuali di Porto Maurizio e Oneglia, che ha visto l’ok del ministero della Marina mercantile, Imperia potrà finalmente ottenere i finanziamenti statali per i suoi scali commerciali.
Sinora non era possibile perché l’approdo marittimo era classificato come “regionale”. La decisione sarà ufficialmente ratificata nei prossimi giorni dal Consiglio provinciale. Un ottimo auspicio per la realizzazione del terzo porto, quello che dovrebbe sorgere fra i moli esterni dei due attuali. “Un’opera che si impone: il traffico portuale, nel 1979, è cresciuto sensibilmente rispetto al 1978 – conferma Titta Novaro, presidente della Provincia - mancano ancora dati precisi ma, secondo una valutazione di massima compiuta dalla Compagnia lavoratori portuali Ludovico Maresca il trend può essere stimato oltre il +30%. Erano 170.000 circa le tonnellate nel '78, sono salite attorno alle 230.000 mila lo scorso anno. Una maggiorazione dovuta anche all'avvio di nuove correnti di traffico. La più importante riguarda lo sbarco di tronchetti di legno in arrivo dalle nazioni del Nord Europa (Finlandia e Russia) e destinati alle cartiere Burgo. Se l'espansione continuerà con questo ritmo, le dimensioni dei porti di Oneglia e Porto Maurizio saranno presto del tutto insufficienti per soddisfare la richiesta. Ecco perché il terzo porto è ormai considerato come una struttura indispensabile e inderogabile”.
Il progetto è in cantiere da tempo ed è ambizioso. Porto Maurizio, che è uno scalo “rifugio”, tornerebbe ad avere esclusiva funzione turistica di attracco per imbarcazioni di piccolo cabotaggio. Quello di Oneglia, al momento utilizzato come scalo commerciale, prenderebbe un indirizzo peschereccio. Sono entrambi già serviti da un collegamento diretto ferroviario e si tratterebbe soltanto di migliorare le infrastrutture per renderli più efficienti. Il nuovo, grande porto commerciale nascerà al centro, proprio alla Foce del torrente Impero. “Lo studio dettagliato della sua realizzazione è ormai in fase conclusiva”, assicura Novaro. Previsto per una capienza di 800.000 tonnellate, verrebbe a costare 10 miliardi di lire. “Adesso possiamo avere contributi dallo Stato e non solo dalla Regione e dagli enti locali. Se necessario, verrà chiesto anche l'intervento degli istituti finanziari”, garantisce Novaro.
Ci sono state polemiche, in passato, e qualche strascico c’è ancora. Qualcuno dice che l’ubicazione non è ideale e che contrasta con l’attività turistica. Novaro non è di questo avviso. “La zona prescelta è alla foce di un fiume, dove si verificano casi di inquinamento. Non mi sembra proprio un luogo idoneo a farvi del turismo”, ribadisce.
A sollecitare la costruzione del porto sono anche i sindacati. Senza contare le attività indotte, vi si potrebbero ricavare circa 200 nuovi posti di lavoro. Particolarmente interessate si sono dimostrate pure le industrie del Basso Piemonte e del Monregalese, le quali avrebbero una alternativa ai congestionati scali di Savona e Genova. Quando entrerà in funzione la Statale 28, che in 31 chilometri unisce Imperia a Ormea, sarà superato anche lo scoglio costituito dalla difficoltà di collegamenti diretti fra la Pianura Padana e la Riviera dei Fiori.














