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Attualità | 12 dicembre 2025, 11:19

La guerra dei taxi finisce alla Corte dei Conti: i tassisti storici contro il Comune di Imperia

Esposto formale dei radiotaxi: “Il nuovo numero comunale viola il regolamento e pesa ingiustificatamente sulle casse pubbliche”

La guerra dei taxi finisce alla Corte dei Conti: i tassisti storici contro il Comune di Imperia

La tensione tra i tassisti di Imperia e l’amministrazione comunale approda alla Corte dei Conti. Il Consorzio Radiotaxi Imperia 0183 3737, composto da 10 operatori che da sempre utilizzano e gestiscono autonomamente il numero telefonico 0183/3737, ha infatti presentato un esposto contro il Comune per presunte irregolarità nell’istituzione del nuovo numero unico comunale.

Secondo quanto dichiarato da Federico Diletto, portavoce del Consorzio, “il Comune ha deciso senza alcun confronto di attivare un nuovo numero, lo 0183/3785, facendosi carico con soldi pubblici sia dei costi della linea sia di quelli della piattaforma informatica. Si tratta di una decisione che non solo non ha alcun interesse pubblico, ma che viola apertamente il regolamento comunale sul servizio taxi”.

Diletto spiega che il regolamento del Comune di Imperia stabilisce chiaramente che “tutti i costi del numero unico o della piattaforma devono essere a carico dei tassisti e non dell’amministrazione. Non si capisce quindi perché si spendano soldi dell’erario per un servizio utilizzato esclusivamente da noi operatori”.

Il rappresentante dei tassisti storici sottolinea anche un altro punto critico: “Il Comune può sostituire il numero unico o la piattaforma solo se questi risultano inadeguati o inefficienti. Ma nel nostro caso questo non è avvenuto. L’amministrazione ha creato un nuovo numero, ma continua a usare la stessa piattaforma che noi tassisti già utilizzavamo. Non c’è alcuna inefficienza che giustifichi questa decisione”.

Secondo Diletto, la scelta del Comune apre inoltre un problema di natura costituzionale. “L’amministrazione può lasciarci liberi di dotarci di un numero unico, ma non può imporci il proprio. Farlo significherebbe limitare la nostra libertà di iniziativa economica, violando l’articolo 41 della Costituzione”.

Il portavoce conclude sottolineando che “il Comune non può neppure scaricare su di noi costi che non abbiamo mai concordato, derivanti da contratti stipulati autonomamente con operatori terzi. Qualora la Procura dovesse ritenere illegittimo il comportamento dell’ente, tali spese non potranno in alcun modo ricadere sui tassisti”.

La vicenda ora è nelle mani della Corte dei Conti, che sarà chiamata a valutare la correttezza della scelta amministrativa e l’eventuale danno erariale.

Diego David

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