Ci sono geografie che non si costruiscono con i muri, i passaporti, i controlli. Sono spazi di incontro, fatti di suoni e odori, definiti da pratiche di solidarietà e di cura. In questo senso la Palestina è molto più che una terra martoriata, è anche e soprattutto una terra per cui vale la pena vivere. Una geografia mediterranea in cui i suoni e i riti costruiscono comunità e narrazioni, in cui umano e non-umano si incontrano.
Di questo parlerà Hakema Hasan, responsabile del Women Support Center di Nablus e della cooperativa agricola Retaj, ospite il 4 dicembre alle 18 nella Biblioteca del Monastero di Santa Chiara a Imperia. Un incontro che offrirà uno sguardo diretto sulla situazione in Cisgiordania e sul ruolo decisivo delle donne palestinesi nei percorsi di autonomia economica e sociale.
Da decenni Hakema Hasan lavora con le donne di Nablus, molte delle quali vittime di violenza, sostenendo progetti di formazione e lavoro fondati sulla cooperazione. Una scelta non solo economica ma anche culturale, perché – spiega – amare la Palestina significa anzitutto prendersi cura della sua terra e trasmetterne il valore alle nuove generazioni. La sua testimonianza si intreccia con le parole del poeta Mahmud Darwish: "Noi rimarremo fino a che rimarranno il timo e l’ulivo", a ricordare che la resistenza palestinese è fatta anche di radici, di paesaggi, di riti condivisi.
L’iniziativa è promossa da una rete di associazioni attive nel Ponente ligure per la giustizia sociale, la legalità e i diritti: AIFO Imperia, Non Una Di Meno Ponente Ligure, Libera Imperia, Mappamondo, Associazione P.E.N.E.L.O.P.E., SPES e Scuola di Pace.
L’incontro del 4 dicembre a Imperia segue quello previsto per il 3 dicembre alle 18 presso SPES di Roverino a Ventimiglia.
Per info: Susanna 3299715795 – Ines: 3472957490














