La documentazione, oltre a essere corposa, è decisamente preziosa e regala uno spaccato perfetto di un'Imperia che c'era e, probabilmente, non c'è più.
Una documentazione del costume e del passato industriale e commerciale del capoluogo rivierasco, con particolare riferimento al commercio dell'olio di oliva nel mondo. Uno scrigno di storia che, grazie al Comune, sarà salvato dalla distruzione: l'amministrazione comunale ha deciso infatti di acquistare dalla liquidazione dei beni del fallito stabilimento litografico Renzetti la documentazione e il materiale che risulta, su parere anche della Cumpagnìa dell'Ulivu, di enorme interesse storico.
Si tratta di documenti, stampe e attrezzature antiche risalenti al glorioso periodo della fiorente economia imperiese, quando le ditte olearie di Oneglia e Porto Maurizio erano riuscite a diffondere i loro nomi e il loro prodotto ovunque sul pianeta. Per qualche anno, addirittura, Imperia venne definita la "capitale del commercio mondiale dell'olio di oliva". Attraverso i suoi stabilimenti passava quasi tutta la produzione d'olio dell'intero bacino mediterraneo. Questo fiume di nettare giallo giungeva da Grecia, Tunisia, Spagna, Algeria, Libano, Marocco e anche Italia. Dopo la lavorazione, esportato, non prima di essere confezionato in eleganti lattine litografate, recanti, oltre al nome della ditta e al marchio di fabbrica, originali disegni ornamentali, spesso creati da artisti e tecnici specializzati.
La sola Renzetti, specializzata appunto in questo genere di produzione, venne fondata da Domenico Renzetti nel 1910. Al suo attivo ha avuto la realizzazione di oltre 7.000 marchi di ogni genere. Il salvataggio della dote Renzetti potrebbe anche costituire la base di un originalissimo museo specializzato da affiancare, idealmente, al Museo degli Spaghetti, creato a Pontedassio da Vincenzo Agnesi. Una storia, quella dei 7.000 marchi made in Renzetti, che nel suo piccolo rappresenta parte della storia d'Italia della prima metà del '900.
Si iniziò, agli albori del secolo, con semplici fregi e figure simboliche, per poi passare a disegni più vivaci. Si tendeva a richiamare il desiderio, a toccare la nostalgia degli emigranti italiani all'estero, soprattutto nelle due Americhe, tra i principali Paesi consumatori d'olio. "Profumava di patria", sostenevano i designer della Renzetti. Ed ecco, allora, sulle etichette, i panorami del Vesuvio, la Lanterna di Genova, la Mole Antonelliana, la Madonnina di Milano, l'Etna, i Pupi e i carretti siciliani, Marechiaro e l'immancabile Tricolore.














