"Siano stati a un passo, a due soli canestri da un'impresa leggendaria: conquistare la serie A di pallacanestro. Ma siamo fieri e orgogliosi di tutto quello che abbiamo fatto in campo. Un manipolo di ragazzi di Imperia che, vestendo la gloriosa maglia della Maurina, hanno difeso e lottato per la nostra città. E anche se qualche lacrima di rabbia e delusione, negli spogliatoi, l'abbiamo anche versata, ricorderemo per sempre questa giornata di marzo".
Luciano Bracco, capitano-allenatore di quella che era e resterà la più forte squadra di basket imperiese di tutti i tempi, è appena tornato a casa, insieme ai compagni, dalla trasferta di Asti, sul cui campo è sfumata la promozione nella massima serie del torneo nazionale, al termine di un drammatico ed equilibratissimo spareggio a tre, nel weekend lungo tra il 18 e il 20 marzo 1960.
I volti dei giocatori, alla stazione ferroviaria di Porto Maurizio, dove ad attenderli e ad abbracciarli sono arrivati, domenica sera, mogli e fidanzate, ma anche tantissimi tifosi, non sono tristi: il saper di aver dato tutto, mancando di un nulla il sogno di una vita, è un premio che va al di là di ciò che è stato soltanto accarezzato. La Maurina, prima di arrivare allo spareggio piemontese, aveva disputato un clamoroso campionato di serie B.
Dopo 12 giornate, tra andata e ritorno, gli imperiesi e i toscani del Cus Pisa erano finiti appaiati, in vetta con 20 punti, frutto di 8 vittorie e 4 sconfitte a testa. Un ottimo ruolino di marcia, tenendo anche conto delle avversarie battute: Pallacanestro Lucca, Juventus Pontedera, Olimpia Firenze, Cestistica Savona, Sport Club Sanremo ed Edera Genova. Per decretare la vincitrice del torneo, e cioè la squadra che darebbe poi andata a disputare lo spareggio nazionale ad Asti, serviva un'altra gara, un altro spareggio preliminare. La partita, disputata sul campo dei toscani, fu un romanzo. Un match ricco di colpi di scena, con capovolgimenti di fronte continui, spinte e provocazioni, tensione alle stelle ed emozioni vietate ai deboli di cuore. Alla fine, prevalse la Maurina. Anche i giornali nazionali si occuparano della super sfida ligure-toscana. Il titolo più azzeccato, simbolicamente parlando, fu questo: "La Maurina di Imperia abbatte la Torre di Pisa e conquista lo spareggio dei sogni per la serie A".
L'attesa era enorme in città. Sul terreno di Asti, campo neutro, si diedero così battaglia, la Maurina di Imperia e altre due squadre, la Virtus Imola e l'Oberdan Vigevano. I valori in campo erano ben diversi: sia la formazione emiliana sia quella lombarda, oltre a vantare campioni che avevano già militato in serie A ed erano considerati professionisti, con potenti ingaggi alle spalle e la testa concentrata solo sul pallone a spicchi, si potevano allenare al coperto di palestre e impianti che gli imperiesi - tutti ragazzi che avevano un lavoro (chi impiegato di banca, chi garzone, chi commerciante) e che dovevano fare i salti mortali per trovare il tempo di allenarsi, senza alcun rimborso, all'aperto, con vento, freddo e pioggia, sul terreno in cemento dell'attuale palestra Maggi, sotto il Parasio.
Luciano Bracco, insieme al fratello Sergio e a Braghieri, i più forti della squadra, raccontava sempre agli amici del Bar Vittoria di quando, nelle giornate di pioggia, si giocava lo stesso la partita e - per non farsi scivolare via dalle mani il pallone umido - si cospargevano le stesse con la...pece. Incredibile. Eppure, la Maurina, quella Maurina fu capace di sovvertire ogni pronostico. La cronaca di quei due giorni, consegnata agli annali della storia nazionale della pallacanestro, parla chiaro.
Prima partita: la Virtus Imola supera 58-53 l'Oberdan Vigevano e centra i primi 2 punti. La seconda gara vede in campo la vincitrice del primo incontro, favoritissima per il passaggio in A, Virtus Imola, e la Maurina. Pronostico chiuso, chiusissimo. Ma gli imperiesi sono duri, durissimi da superare. "Quando ci vedevano su tutti i campi, ci temevano da matti - raccontavano sempre i fratelli Bracco - e sapete perché? Perché capivano che dalla nostra avevamo grinta, coraggio e resistenza, tutte doti conquistate sul nostro campo-bunker: noi giocavamo al freddo, nelle bufere di vento e anche se pioveva. Loro avevano tutti il palazzetto dello sport, le docce calde e lo snobismo di chi si crede più forte. Ma con noi perdevano, sempre".
E fu così anche quel sabato indimenticabile di marzo 1960. Bracco e compagni rimangono a stretto contatto con i più forti, alti e atletici avversari per tutti e 40 i minuti di gara. Neppure gli arbitri, che pur fanno e fischiano quasi sempre a favore degli imolesi, riescono a fermare la valanga Maurina. La formazione imperiese vince di un solo punto, 48-47, e rimanda all'indomani, domenica, il verdetto promozione.
Stremati dalla fatica e dall'emozione per aver superato gli imbattibili emiliani, gli splendidi ragazzi della Maurina, non possono presentarsi nelle migliori condizioni contro i più freschi e riposati giocatori dell'Oberdan Vigevano. La gara è all'insegna del massimo equilibrio, soltanto nel finale i vigevanesi allungano di quel tanto che basta per prevalere 57-51. La beffa, per la Maurina, è atroce: con tutte e tre le squadre a pari punti, con una vittoria e una sconfitta a testa, sarà la differenza canestri a decidere chi salirà in A.
Toccherà a Virtus Imola e Oberdan Vigevano, rispettivamente a +6 e +1. La Maurina si classificherà al terzo posto, con -5, prima delle eliminate. Addio serie A, vero, ma il biglietto d'ingresso nella storia dello sport imperiese è stato conquistato.














