Il territorio come valore, le produzioni locali come elemento distintivo dell'offerta turistica e l'oleoturismo come nuova opportunità di sviluppo economico per il Ponente ligure. Sono stati questi i temi al centro dell'incontro "Il territorio come valore, l'esperienza come opportunità", ospitato al Frantoio delle Idee nell'ambito di Olioliva Week 2026. Protagonisti del confronto il direttore di Confindustria Imperia, Paolo Della Pietra, e il professor Riccardo Spinelli dell'Università degli Studi di Genova, che hanno approfondito le possibilità di costruire un'offerta turistica integrata, capace di mettere in relazione imprese, produzioni locali, ospitalità e tradizioni. L'obiettivo è superare una visione frammentata della destinazione, facendo delle diverse attività economiche una componente fondamentale dell'identità e dell'attrattività del territorio.
Nel corso dell'incontro è emersa la necessità di riconoscere alle attività produttive un ruolo centrale nella promozione turistica. Agricoltura, manifattura, nautica, ristorazione, ospitalità e servizi possono infatti contribuire insieme alla costruzione di un'offerta autentica e competitiva. Un patrimonio che, soprattutto nel Ponente ligure, trova nella produzione dell'oliva Taggiasca e dell'olio extravergine uno dei suoi elementi più rappresentativi. "Il valore del nostro territorio non risiede soltanto nella bellezza del paesaggio, ma nella capacità delle imprese e delle comunità di custodire e trasformare un patrimonio di competenze, tradizioni e produzioni che non può essere delocalizzato – ha sottolineato Paolo Della Pietra –. La Taggiasca rappresenta un esempio straordinario di questa identità. Oggi dobbiamo compiere un ulteriore passo avanti, trasformando le nostre eccellenze in esperienze capaci di attrarre visitatori, generare nuove opportunità economiche e favorire la destagionalizzazione. La sfida è costruire un sistema territoriale nel quale le diverse filiere dialoghino e si rafforzino reciprocamente".
Il direttore di Confindustria Imperia ha richiamato anche il percorso avviato dal Gruppo Lusso, che interpreta il lusso contemporaneo come un sistema trasversale, nel quale nautica, ospitalità, ristorazione e produzioni agroalimentari di eccellenza concorrono alla creazione di esperienze esclusive. Un'offerta rivolta a una clientela nazionale e internazionale sempre più interessata a proposte personalizzate, capaci di unire qualità dei servizi, identità dei luoghi e autenticità delle produzioni. In questa prospettiva, anche i porti turistici possono diventare importanti punti di collegamento tra la costa e l'entroterra, favorendo la scoperta dei borghi, dei paesaggi e delle realtà produttive locali.
A sostegno di questa visione sono stati presentati i risultati di un'analisi condotta sui porti turistici compresi tra Ventimiglia e Loano. Dallo studio emerge che la componente italiana rappresenta tra il 70% e l'86% dei diportisti, mentre tra le presenze internazionali figurano soprattutto turisti provenienti da Francia, Germania e Svizzera. Anche la durata dei soggiorni offre interessanti prospettive: si passa dalle 3-5 notti dei diportisti in transito a permanenze che possono arrivare a diversi mesi. Un pubblico che potrebbe essere coinvolto in proposte dedicate alla conoscenza del territorio, con itinerari tra aziende agricole, frantoi, borghi e attività enogastronomiche.
"I porti turistici non sono soltanto infrastrutture nautiche, ma punti di accesso a un sistema di esperienze che comprende borghi, paesaggi, cultura e produzioni locali – ha aggiunto Della Pietra –. Collegare la nautica alle eccellenze agroalimentari significa ampliare le opportunità per le imprese e rafforzare il posizionamento del Ponente ligure sui mercati internazionali". Un collegamento che potrebbe contribuire a distribuire i flussi turistici anche al di fuori dei periodi di maggiore affluenza, creando nuove occasioni di lavoro e valorizzando località e attività che spesso restano ai margini dei tradizionali circuiti turistici.
Il professor Riccardo Spinelli ha quindi approfondito il rapporto tra attività produttive e identità turistica, evidenziando come il visitatore contemporaneo sia sempre più interessato a esperienze autentiche e al contatto diretto con le realtà locali. In questo scenario l'oleoturismo rappresenta una delle opportunità più interessanti per il territorio imperiese. Le possibilità sono numerose: visite agli oliveti e ai frantoi, degustazioni, attività didattiche, partecipazione alle esperienze legate alla raccolta delle olive e percorsi alla scoperta della cultura gastronomica locale. Proposte che permettono di valorizzare contemporaneamente il paesaggio, le produzioni agricole e il patrimonio culturale, rivolgendosi a un pubblico attento alla qualità, al benessere e al turismo lento.
Non mancano, tuttavia, alcune difficoltà da affrontare per trasformare queste potenzialità in un'offerta strutturata. Tra gli ostacoli evidenziati da Spinelli figurano la frammentazione dell'offerta, le dimensioni ridotte delle imprese, la necessità di rafforzare le competenze nell'accoglienza turistica e i problemi di accessibilità di alcune realtà produttive dell'entroterra. Criticità che richiedono un lavoro condiviso tra operatori economici, associazioni di categoria e istituzioni, affinché le singole iniziative possano inserirsi in una proposta territoriale riconoscibile e organizzata.
Tre, in particolare, le direttrici individuate per favorire la crescita del comparto: formazione, costruzione di una filiera territoriale e accesso ai finanziamenti. In questo percorso le associazioni di categoria possono svolgere un ruolo importante, favorendo la collaborazione tra imprese e soggetti specializzati. Tra le realtà che potrebbero contribuire allo sviluppo delle competenze e alla promozione del settore sono stati indicati l'ITS Accademia Agroalimentare di Imperia, ONAOO, il Consorzio di tutela dell'Olio Riviera Ligure DOP e l'associazione Città dell'Olio.
La valorizzazione turistica della produzione olearia non rappresenta soltanto una possibilità di diversificazione delle attività economiche. Può diventare anche uno strumento per sostenere le coltivazioni tradizionali, mantenere vivo il paesaggio agricolo, garantire il presidio del territorio e contrastare lo spopolamento delle aree interne. L'oleoturismo può quindi mettere in relazione costa ed entroterra, creando nuove occasioni di incontro tra visitatori e comunità locali e offrendo alle aziende agricole ulteriori opportunità di reddito.
Dal confronto al Frantoio delle Idee è emersa una visione condivisa: la competitività del Ponente ligure passa anche dalla capacità di trasformare le singole eccellenze in un sistema territoriale riconoscibile, nel quale produzioni, turismo ed esperienze possano rafforzarsi reciprocamente. Una prospettiva che richiede investimenti, nuove competenze e collaborazione tra gli operatori, ma che potrebbe offrire nuove prospettive di sviluppo sostenibile, valorizzando l'identità produttiva e culturale di un territorio che ha nell'olivicoltura una delle sue tradizioni più radicate.














