Il 7 dicembre 2008 il mondo ha corso il rischio di abbandonare il denaro e tornare al passato remoto del baratto. È lo sconvolgente ricordo di Guido Corradi raccontato nell’ultimo appuntamento organizzato la mattina di sabato scorso dal ʽClub di conversazioneʼ L’imperiese Corradi, infatti, allora amministratore delegato di Cariparma del gruppo Credit Agricole, è stato testimone di quel periodo tragico: aveva vissuto quella domenica di dicembre 2008 nel suo ufficio collegato con i colleghi a Parigi e, tramite loro, con altre grandi istituzioni finanziarie.
Alcuni mesi prima, a settembre, c’era stato il fallimento di Lehman Brothers 600 miliardi di dollari. “Tutto era iniziato con un mutuo – è l’esordio del dirigente bancario imperiese –. La crisi ebbe origine con l’espansione del credito immobiliare negli USA di cui Lehman era protagonista: quando molte famiglie non erano più in grado di pagare le rate del mutuo, gli immobili tornavano sul mercato svalutati e con valori insufficienti al recupero del prestito tanto da condurre alla scelta di abbandonare la Lehman invece di sostenerla come era avvenuto per altre banche”.
Corradi mette l’accento sul passaggio dalla finanza all’economia reale ma è scettico sulla possibilità di una nuova crisi analoga. “Posso essere ottimista – ha confessato – soprattutto grazie all’evoluzione dei controlli con verifiche approfondite anche se il quadro resta esposto a guerre, instabilità politica e imprevedibili decisioni economiche”. L’appuntamento al bar che gode del panorama di Calata Cuneo quale sede settimanale del Club nato nel 2023 nell’alveo dell’associazione politico-culturale ʽSocietà apertaʼ curata da Enrico Lauretti che, dal 2025, con la collaborazione di Francesco Landolfi cambia e si apre a incontri il sabato mattina con argomenti introdotti da un ospite che apre una conversazione con i partecipanti.
Una formula che funziona e che permette contributi qualificati come quello di chi ha lavorato per tre anni in Lehman Brothers a Londra prima del fallimento. “C’era una forte pressione a produrre risultati rapidi – racconta Francesco Landolfi – e si collegava al sistema di bonus legati ai profitti favorendo valutazioni ottimistiche che non prevedevano rischi rivelatisi successivamente e tali da creare il disastro”.














