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Vela | 29 agosto 2026, 20:35

La cattedrale a vela sfida il vento: i mitici 12 Metri della Coppa America tornano a regalare emozioni nelle acque di Imperia (Foto)

Tra onda lunga, 20 nodi di libeccio e tre regate di flotta, la potenza e l’eleganza dei grandi scafi che hanno scritto la storia della Coppa America tornano protagoniste

L’emozione, il fascino e la potenza del vento. Ovvero lo spettacolo di un 12 metri stazza internazionale con tutte le vele a riva impegnate nel bordo di bolina subito dopo la partenza della prima regata. Una cattedrale a vela, questa è l’impressione, che, pur con un’impegnativa onda lunga da libeccio e vento di circa 20 nodi, si muove con un’inaspettata eleganza. 

Non sembra quasi possibile che un piccolo uomo al timone possa dominare un gigante di questa grandezza e anche le vele, una volta candide, con il nero del carbonio aggiungono un’atmosfera di invincibile potenza. A dire il vero non tutti i 12 metri in gara hanno le vele di quel colore, alcuni sono un bianco apparentemente sporco che, invece, è il colore del Kevlar, un altro materiale sintetico antesignano del carbonio. 

D’altronde questa è il mondo dei materiali creati dall’uomo, forse l’alluminio dello scafo di Kookaburra III rappresenta quello più naturale perché gli altri sono in vetroresina, elemento divenuto comune per le barche di grande serie. Al di là di note tecniche comunque ininfluenti sul panorama di quella piccola grande flotta di barche, rimane che si è davanti alla memoria della Coppa America che, dal 1958 al 1987, ha vissuto una sua mitica epopea con queste barche, quando la relative lentezza permetteva l’affascinante spettacolo delle manovre di altrettanto mitici timonieri per mettere la propria prua davanti quella dell’avversario. 

Perché allora, come è e sarà normale a Napoli il prossimo anno, le regate di Coppa si svolgono a ʽmatch raceʼ ovvero due barche una contro l’altra. Oggi le acque imperiesi, invece, vedono quelle che sono definite come ʽregate di flottaʼ, cioè gli scafi in acqua tutti insieme per uno spettacolo che non perde nulla per fascino ed emozione. Alla fine della prima giornata di spettacolo, con un generoso Eolo che ha permesso lo svolgimento di tre prove, la classifica provvisoria vede al vertice Kz5, barca di origine  neozelandese ma portacolori del genovese Yacht Club Italiano che ha messo a poppa i veri neozelandesi di Kiwi, a seguire KA12 Kookaburra II di Patrizio Bertelli con il pluricampione olimpico Torben Grael, poi Kookaburra III di Maurizio Vecchiola, France Kiss di Christophe Babule, Yacht Club de France e infine South Australia 8 di Gil Steyaert ancora per lo Yacht Club de France.

Ino Gazo

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