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Al Direttore | 21 agosto 2026, 14:37

AL DIRETTORE. Laura Amoretti: "Una scritta che non possiamo chiamare 'ragazzata'"

Dalla violenza verbale alla cultura del consenso: la scuola deve essere il luogo in cui si educa al rispetto, non quello in cui la misoginia trova spazio

AL DIRETTORE. Laura Amoretti: "Una scritta che non possiamo chiamare 'ragazzata'"

Riceviamo e pubblichiamo dalla consigliere di parità Laura Amoretti a proposito delle scritta misogina apparsa sul muro del Liceo artistico

Gentile Direttore,

la grave scritta comparsa sulla facciata del Liceo Artistico “Amoretti” di Imperia — «Tranquille ragazze stupro solo le troie» — non può essere derubricata a mero atto vandalico o a una goliardata giovanile.

Siamo di fronte a un’aperta manifestazione di violenza verbale, intrisa di misoginia e di quella cultura dello stupro che pretende di dividere le donne tra “meritevoli di rispetto” e “punibili”, finendo per legittimare la prevaricazione, la sopraffazione e l’abuso.

L’episodio è doppiamente allarmante perché colpisce un luogo di formazione e di educazione. Proprio per questo è necessario un cambio di passo culturale all’interno del sistema scolastico. Non sono più sufficienti interventi episodici: occorre strutturare percorsi continuativi di educazione affettiva, alle relazioni, al rispetto della corporeità altrui e alla parità di genere.

Le nuove generazioni devono apprendere fin dai banchi di scuola il valore fondamentale dell’autodeterminazione e della dignità della persona. In questo percorso, la riflessione sul consenso deve diventare un pilastro pedagogico e culturale imprescindibile.

Come evidenziato anche nell’analisi giuridica relativa al Disegno di Legge A.S. n. 1715/25, la tutela della persona non può essere fondata sulla necessità di dimostrare un dissenso o una resistenza fisica, ma deve partire dall’esistenza di un consenso libero, consapevole e attuale.

Far gravare sulla vittima l’onere di aver pronunciato un “NO” esplicito o di aver opposto una resistenza fisica rischia di alimentare pregiudizi patriarcali e fenomeni di vittimizzazione secondaria. Il principio affermato dalla Convenzione di Istanbul, all’articolo 36, e dalla giurisprudenza di legittimità pone al centro la volontà della persona: un atto sessuale compiuto senza consenso volontario non può essere considerato lecito.

È proprio sul piano culturale che dobbiamo intervenire. L’idea che la disponibilità del corpo femminile sia la norma, salvo un’esplicita opposizione, appartiene alla stessa matrice culturale che può generare messaggi come quello comparso sui muri di una scuola.

Per questo l’Ufficio della Consigliera di Parità esprime piena vicinanza alle studentesse e agli studenti del Liceo Amoretti e all’intera comunità scolastica. Al tempo stesso, ribadisce la propria disponibilità a collaborare con le istituzioni locali, la dirigenza scolastica e gli organi collegiali per promuovere laboratori e percorsi specifici sul rispetto reciproco, sulla prevenzione della violenza di genere e sulla cultura del consenso.

Perché una scuola non deve limitarsi a cancellare una scritta offensiva da un muro: deve contribuire a cancellare, dalla cultura e dalle relazioni, le idee che quella scritta rappresenta.

La Consigliera di Parità Laura Amoretti

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