Ottime prospettive per il porto commerciale di Imperia: ma è necessario agire senza perdere tempo. All’orizzonte ci sono offerte e commesse ma resta il problema degli spazi.
Il porto di Imperia e il suo futuro tornano prepotentemente negli interessi dei partiti e della politica locali. Tutti lo “visitano” per scoprirne problemi e potenzialità, indicando anche le cure per renderlo sempre più produttivo e in grado di risolvere gran parte dei problemi economici industriali e occupazionali della provincia.
Potrebbe essere un’ancora di salvezza, dunque, ma occorre ampliarlo e renderlo più moderno, dotarlo inoltre di tutte le infrastrutture indispensabili per convincere le aziende del nord Italia e dell’Europa della sua efficienza. Partiti e uomini politici sono tutti d’accordo: bisogna fare qualcosa e al più presto. In pratica, non si è riusciti ad andare oltre a palliativi, perdendo molto tempo in parole e convegni che non hanno sinora portato a nulla. “Finalmente dal basso Piemonte – conferma Giuseppe Viale, amministratore del consorzio portuale - si sono accorti della comodità e della vicinanza del nostro porto. Un esempio: il movimento dei tronchetti, per fare cellulosa, nel nostro porto nel 1978 è stato di circa 30 mila tonnellate. Ebbene ora le stesse industrie ci hanno chiesto se è possibile un movimento di 80 mila tonnellate”.
Non solo. A Torino la Fiat sta studiando la possibilità di un servizio di navi nash con Imperia, un traffico cioè di navi porta chiatte. Le navi nash gettano l’ancora al largo di Imperia, scaricano in mare le chiatte con le merci e ripartono. Le chiatte verranno poi trainate all’interno delle banchine dai rimorchiatori. Un sistema che consentirebbe di liberare le navi dalle lungaggini degli sbarchi: si guadagnerebbe tempo e denaro. Se l'accordo sarà raggiunto (la linea Fiat dovrebbe collegare Imperia con i Paesi Arabi e l’America), il porto avrà fatto un altro grosso passo avanti.
Imperia, però, ha comunque bisogno di un bacino più grande. L’attuale rischia la congestione. E la Dc, presenti il segretario politico Renato Pilade, l’assessore Osvaldo Contestabile, il consigliere De Nicola, e altri esponenti del partito come Gandolfo, De Michelis, Amadeo, proprio in questi giorni hanno mosso critiche alla Regione “per la sua lentezza, tecnica e finanziaria, nel risolvere il problema”.
“Il discorso di Genova, secondo cui bisognerebbe puntare sul finanziamento dello Stato per realizzare il nuovo porto – sostiene la Dc imperiese – non ci convince. Bisogna accelerare i tempi, soprattutto per creare nuovi posti di lavoro e trovare, tutti insieme, Regione ed enti locali, le soluzioni idonee. Per esempio, svolgere una valutazione economica degli investimenti, studiare un’ipotesi di finanziamento misto con Stato, enti locali, banche, consorzi, avviare una consulenza giuridica al fine di arrivare alla classificazione di Imperia 'porto di interesse nazionale'. La città non può e non deve accettare un progetto di porto studiato e concepito altrove. Indispensabile definire il progetto di costruzione e iniziare a realizzare subito qualcosa. Anche un semplice molo. Dopo un passo se ne farà un altro. Se non cominciamo mai, continueremo a fare solo parole”.
Il Pci, a sua volta, accusa la Dc di “indifferenza sul problema portuale”. Tutti, sindacati in testa, hanno giustamente da dire qualcosa. Ieri, intanto, proprio per cercare di utilizzare al massimo lo scarso spazio portuale esistente, al Genio Civile si è tenuta una riunione. Si è discusso anche di demolire il capannone di Calata Cuneo, intervento che consentirebbe di allungare per tutta la banchina le rotaie della grossa gru.














