Attualità - 01 giugno 2026, 17:51

Caso di Graziano, il senzatetto malato di tumore: interviene l’associazione “A cena fuori”

L’associazione invita a superare polemiche e semplificazioni, "«Serve un approccio più flessibile e attento ai bisogni reali di chi vive in strada"

Caso di Graziano, il senzatetto malato di tumore: interviene l’associazione “A cena fuori”

Sul caso di Graziano, l’uomo senza fissa dimora affetto da un tumore e costretto a vivere in strada, interviene anche l’associazione di volontariato “A cena fuori”, che invita a una riflessione approfondita, lontana dalle polemiche e dalle semplificazioni. “Proviamo anche noi a dire qualcosa su questa vicenda. Evitando le semplificazioni e i toni accesi”, scrivono i volontari.

Secondo l’associazione, in un ambito complesso come quello dell’emarginazione sociale non c’è spazio per sterili contrapposizioni, ma allo stesso tempo è necessario evitare di considerare sufficiente quanto già viene fatto: “Non è in discussione l’impegno di tutti, delle Istituzioni come del volontariato, ma una attitudine più riflessiva forse aiuterebbe. Lo diciamo dal basso della nostra giovane esperienza”. “Purtroppo ci pare che il nostro sistema dei servizi sociali e, spesso, anche il volontariato non abbiano la capacità, ma soprattutto la possibilità, di ragionare, per così dire, fuori dalla scatola”, sottolineano.

A sostegno della loro riflessione viene citata l’esperienza di Progetto Arca, che ha realizzato un rifugio in grado di accogliere anche gli animali delle persone senza dimora. Un esempio che dimostra come alcuni ostacoli siano spesso legati più alla burocrazia che a reali divieti normativi. “L’associazione Progetto Arca ha creato un rifugio dove i senzatetto possono portare i loro animali, perché non esiste un divieto assoluto, come non esiste neppure per gli alberghi. Solo altra burocrazia, in un campo dove ne abbiamo già troppa”.

Per i volontari, tuttavia, il punto centrale resta la necessità di comprendere e accettare le esigenze delle persone senza dimora senza pregiudizi o giudizi affrettati.

“Bisognerebbe tenere in maggiore considerazione un dato di fatto, senza giudicarlo”, spiegano. Molte persone che vivono in strada, infatti, sviluppano legami affettivi profondi con i propri animali o con il gruppo di amici che condividono la stessa condizione, oltre a mantenere un forte rapporto con i luoghi che rappresentano punti di riferimento della loro quotidianità. Secondo l’associazione, "i modelli di assistenza attuali sono spesso condizionati dalla scarsità delle risorse e dall’obiettivo di riportare le persone a una normalità che, dopo anni di vita in strada, può risultare difficile da recuperare".

Pur senza avanzare soluzioni definitive, l’associazione invita a sperimentare percorsi alternativi e più aderenti alla realtà delle persone coinvolte: “Non abbiamo risposte pronte, sarebbe però interessante provare a cambiare approccio. Noi, intanto, continuiamo a fare del nostro meglio”, concludono i volontari.

Diego David

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