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Cronaca | 15 maggio 2026, 15:10

Imperia, protesta davanti al Comune contro il riarmo: “La città si dichiari disarmata”

Iniziativa del Comitato in occasione del consiglio comunale di lunedì

Imperia, protesta davanti al Comune contro il riarmo: “La città si dichiari disarmata”

Una protesta contro il riarmo e l’aumento delle spese militari davanti al Comune di Imperia in occasione del prossimo Consiglio comunale. Ad annunciarla è il comitato “No Rearm Imperia”, che sarà presente lunedì 18 maggio alle 17.30 per chiedere al sindaco e al Consiglio comunale di approvare una mozione che dichiari Imperia “Comune disarmato”.

L’iniziativa arriva dopo la consegna di oltre 400 firme raccolte sul territorio contro il riarmo. Secondo il comitato, le risorse pubbliche dovrebbero essere destinate a sanità, scuola, servizi sociali e tutela ambientale, non all’aumento delle spese militari.

“No Rearm Imperia” denuncia inoltre una crescente militarizzazione della società, richiamando il ritorno nel dibattito pubblico del tema della leva, la presenza delle forze armate nelle scuole e l’aumento dei fondi destinati alla difesa in ambito nazionale ed europeo. “Bisogna scegliere se investire in pace, sanità, scuola e servizi pubblici oppure accettare che nuove risorse vengano drenate verso la guerra”, scrive il comitato, che invita cittadini e associazioni a partecipare al presidio davanti al municipio.

"La militarizzazione non è uno scenario lontano. È il ritorno nel dibattito pubblico dell’idea di leva o di forme di arruolamento mascherato. È la presenza crescente dei militari nelle scuole, nelle attività di orientamento e nelle celebrazioni pubbliche, dove il confine tra testimonianza e propaganda si fa ogni giorno più sottile. È lo spostamento costante di denaro pubblico verso la spesa bellica, mentre ai territori si chiede di fare i conti con tagli, rinvii e impoverimento dei servizi essenziali. Anche a Imperia questo nesso è evidente: mentre si trovano miliardi per gli armamenti, i cittadini fanno i conti con una sanità sotto pressione e con servizi sempre più fragili".

"Chi governa i territori non può voltarsi dall’altra parte. La pace non è una parola vuota né una dichiarazione simbolica: è una scelta di bilancio, di giustizia e di futuro".

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