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Attualità | 18 marzo 2026, 07:05

Via San Giovanni, la strada delle serrande abbassate nel cuore di Oneglia

"Se un’attività non regge 1.500 euro di affitto, a 1000 non cambierebbe nulla, ma restiamo ottimisti", dichiara Berselli

Via San Giovanni, la strada delle serrande abbassate nel cuore di Oneglia

Continua il viaggio de La Voce nel commercio imperiese, tra strade simbolo e segnali sempre più evidenti di difficoltà. Questa volta l’attenzione si concentra su via San Giovanni, nel cuore di Oneglia, una delle zone dove il fenomeno della desertificazione commerciale appare più evidente.

I numeri parlano chiaro: su 25 fondi commerciali che si affacciano lungo la via, ben 10 hanno la serranda abbassata. Una fotografia che fa discutere e che si inserisce nel dibattito cittadino sul futuro del commercio di prossimità. Il dato assume ancora più peso se confrontato con la recente analisi “Città e demografia d’impresa” dell’Ufficio studi di Confcommercio. Secondo lo studio, tra il 2012 e il 2025 Imperia rientra tra le città con la minore perdita di imprese commerciali, con un calo stimato attorno al 15,7 per cento. Un risultato che, sulla carta, appare meno drammatico rispetto ad altre realtà urbane italiane dove la riduzione delle attività supera il 30 per cento.

Una statistica che però, secondo alcuni operatori del territorio, va letta con cautela.

"Dipende da dove si è partiti". A sottolinearlo è il presidente del Civ NuovOneglia, Andrea Berselli, che invita a interpretare i numeri alla luce della situazione di partenza della città.

L’allarme sullo stato del commercio era stato lanciato già a inizio anno dalla storica libraia Tiziana Ameglio, titolare della Libreria Ragazzi, intervenuta ai microfoni della trasmissione A Voce Aperta. Nella sua analisi, Ameglio aveva puntato il dito contro i costi di gestione sempre più elevati, soffermandosi in particolare sul peso dei canoni di affitto applicati in città, in particolare a Oneglia, ritenuti da molti commercianti uno degli ostacoli principali alla sopravvivenza delle attività indipendenti.

Una lettura che però non convince tutti. A intervenire è ancora Berselli, che offre una chiave di interpretazione completamente diversa: "Per me il discorso degli affitti è l'ultimo dei problemi. Se una attività non riesce a sostenere 1.500 euro d'affitto, se scendesse a 1000 non cambierebbe niente. I negozi tradizionali sono sempre più sostituiti dalle catene. Bisogna fare in modo di attirare catene di un certo livello. Imperia si sta abbellendo, bisogna portare in città la gente giusta. Per fare turismo occorrono gli alberghi. E poi il porto, finalmente, deve ripartire".

Parole che riaccendono il confronto su quale modello commerciale dovrebbe avere il centro cittadino: difesa del piccolo negozio indipendente o apertura sempre più marcata alle grandi catene o supermercati capaci di garantire investimenti e flussi di clienti.

Nel frattempo, però, via San Giovanni resta il simbolo più evidente di una trasformazione ancora irrisolta, con metà delle serrande abbassate nel cuore di uno dei quartieri storici della città. Un’immagine che, più di ogni statistica, racconta la fragilità del commercio urbano imperiese.

Diego David

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