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Attualità | 13 marzo 2026, 14:32

Serrande abbassate, a Imperia perso il 15,7% dei punti vendita

L’analisi “Città e demografia d’impresa” dell’Ufficio studi di Confcommercio

Serrande abbassate, a Imperia perso il 15,7% dei punti vendita

Le serrande si abbassano e spesso non si rialzano più. A Imperia il commercio tradizionale sta vivendo una trasformazione profonda, ma i dati più recenti indicano che resiste meglio di altri territori alla desertificazione commerciale.

Secondo l’analisi “Città e demografia d’impresa” dell’Ufficio studi di Confcommercio, tra il 2012 e il 2025 in Italia sono scomparsi circa 156 mila punti vendita tra negozi al dettaglio e commercio ambulante, un fenomeno diffuso che sta ridisegnando il tessuto economico delle città. Nel confronto tra i 122 comuni analizzati, Imperia rientra però tra quelli con la minore perdita di imprese commerciali, con un calo stimato attorno al 15,7 per cento, molto inferiore rispetto a città dove la riduzione supera il 30 per cento.

A livello territoriale, le maggiori perdite di attività commerciali si registrano proprio nel Nord. Tra i 122 comuni analizzati, i dieci con la contrazione più marcata sono Agrigento, con una riduzione del 37,5 per cento delle imprese commerciali, seguita da Ancona con il 35,9 per cento, Belluno con il 35,8, Pesaro e Vercelli entrambe con il 34,9, Trieste con il 34,1, Alessandria con il 33,7, Savona con il 33,5, Ascoli Piceno con il 33,4 e Gorizia con il 33,3 per cento. All’estremo opposto si collocano i comuni che hanno perso meno attività. In testa c’è Crotone con un calo dell’1,8 per cento, seguita da Olbia con il 10,1, Latina con il 13,8, Frascati con il 13,9, Cagliari con il 14,4, Cinisello Balsamo con il 14,5, Iglesias con il 15,3, Imperia con il 15,7, Cuneo con il 16,3 e Vibo Valentia con il 16,5 per cento.

A incidere profondamente su queste dinamiche è il cambiamento nei modelli di consumo. Nel 2025 le vendite online rappresentano l’11,3 per cento dei consumi totali di beni acquistabili su internet e il 18,4 per cento dei servizi. Il valore complessivo dell’e-commerce è passato dai 31,4 miliardi di euro del 2019 ai 62,3 miliardi del 2025, raddoppiando in appena sei anni. Parallelamente continua a cambiare anche la composizione delle attività presenti nelle città. Crescono in particolare quelle legate al turismo e ai servizi per i visitatori. L’aumento più evidente riguarda gli alloggi turistici, in particolare gli affitti brevi, che spesso si sviluppano a scapito delle strutture alberghiere tradizionali.

Il calo più forte riguarda le attività commerciali tradizionali legate ai beni non alimentari. Le edicole hanno registrato una riduzione del 51,9 per cento, i negozi di abbigliamento e calzature del 36,9 per cento, quelli di mobili e ferramenta del 35,9 per cento e le attività legate a libri e giocattoli del 32,6 per cento. Crescono invece alcune attività legate ai servizi e alla domanda turistica. I ristoranti registrano un aumento del 35 per cento, mentre rosticcerie, gelaterie e pasticcerie crescono del 14,4 per cento. 

Sara Balestra

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