Una linea telefonica gratuita a disposizione dei bambini che chiedono aiuto e vogliono denunciare le violenze subite: sarà attivata entro aprile in collaborazione con la Sip.
Si chiamerà Telefono Azzurro e consentirà finalmente ai minori imperiesi di chiamare da qualsiasi apparecchio pubblico o privato, pagando solo il costo del primo gettone o scatto telefonico. La spesa rimanente sarà automaticamente addebitata a Telefono Azzurro. Il nuovo servizio, attivo 24 ore su 24, nasce da un’esigenza precisa: spesso, infatti, le telefonate di bimbi fatte dalle cabine si interrompono per mancanza di gettoni o di denaro.
A darne notizia, durante un incontro a Imperia, è stato il professor Ernesto Caffo, presidente nazionale di Telefono Azzurro. L’organizzazione, che ha sede a Bologna, in due anni e mezzo di attività ha già ricevuto oltre 80 mila telefonate e si è direttamente occupata di circa 10 mila casi. Per il '90 sono previste altre iniziative: con la collaborazione della Walt Dysney Italia a marzo sarà pubblicato un racconto a fumetti su Topolino e il Telefono Azzurro, mentre è allo studio anche un progetto con la Rai per i programmi del Dipartimento Scuola Educazione. Creato nel giugno dell’87, Telefono Azzurro ha fatto affiorare un grave fenomeno sommerso.
Dietro l’aridità delle cifre c’è uno spaccato di violenza, a volte difficile da accettare persino dagli operatori stessi: dal padre che, assente la moglie, pesta a sangue il figlioletto piangente o gli spegne sul corpo i mozziconi di sigaretta, all’amico di famiglia, dirigente d'azienda, che insidia una bimba di appena 5 anni. La storia più agghiacciante arriva da un paese della costa romagnola. Da una confidenza fatta alla madre da una bimba di otto anni e mezzo è emerso che, da tempo, un insegnante elementare di 32 anni, assolutamente insospettabile, direttore del circolo didattico, da un’emittente televisiva locale era stato indicato come Nobel dell'educazione ed era impegnato politicamente in Consiglio comunale) abusava delle sue piccole allieve nelle toilettes della scuola. Tutte sapevano, nessuna aveva però parlato. I casi denunciati di violenza fisica (41%) sono i più frequenti, seguiti da quella psicologica (36%) e dalla trascuratezza (17%). A chi si devono le segnalazioni? Madri e vicini di casa (19%), parenti (17%), conoscenti (16%), padri (8%). Nel 73% dei casi, il bimbo vittima di violenza vive in famiglia: gli abusi sono perpetrati da entrambi i genitori nel 30% dei casi mentre i padri colpevoli sono il 28% e le madri il 27%.
Ma che succede quando si chiama il Telefono Azzurro? “Durante il colloquio gli operatori (neuropsichiatri infantili, psicologi, pedagogisti, assistenti sociali) identificano le necessità prioritarie e cercano di coinvolgere l’utente per individuare con lui le linee d’intervento più opportune, consigliando di rivolgersi ai servizi sanitari, sociali, giudiziari ed educativi - precisa Caffo - l’ottica è quella di aiutare, non di denunciare: interventi affrettati possono creare nei bimbi traumi psicologici maggiori”.














