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L'Amarcord | 01 febbraio 2026, 13:30

L’AMARCORD DEL SABATO. La storia e il dramma del Paris et Londres, il piroscafo affondato alla Foce nel 1862

Ancora oggi giace a 6 metri di profondità sotto la passeggiata degli Innamorati

L’AMARCORD DEL SABATO. La storia e il dramma del Paris et Londres, il piroscafo affondato alla Foce nel 1862

Alzi la mano quanti imperiesi, e portorini in particolare, conoscono la storia del Paris et Londres, affondato alle Ratteghe di Borgo Foce in un infausto 2 febbraio 1862?
L’unità navale stava tornando da Marsiglia. Lì, da allora, su un fondale decisamente basso e alla portata di qualsiasi sub, giace tutt’ora il suo relitto, resti di un vapore di fine Ottocento. Si trova sotto la passeggiata degli Innamorati e non supera i sei metri di profondità. Il motivo dell’affondamento?  Al largo della costa portorina c’era un costone di roccia che sfiorava la superficie. Quasi certamente l’imbarcazione è transitata troppo vicino alla scogliera, urtando con violenza le rocce nascoste sotto le onde del mare.

Il piroscafo, come anticipato, stava tornando in Riviera carico di merci. Il capitano aveva in città una fidanzata che aveva pensato bene di avvisare sul suo imminente arrivo. Lei, si dice, era a salutarlo da una terrazza sulla passeggiata e lui, per ringraziarla, era passato troppo vicino a terra per farsi riconoscere.
L’urto con gli scogli sommersi fu fortissimo e inevitabile. La nave perse il suo carico di stracci, finiti lungo la costa  di Porto Maurizio: da allora, lo scoglio maledetto, prese appunto il nome di “Battistrasse“. Per parecchio tempo i resti rimasero visibili da terra, soprattutto nelle giornate di mare calmo e limpido. Ora, invece, sono quasi interamente affondati sotto la sabbia.

Nel libro edito da Mursia nel 1978 e scritto dal comandante Flavio Serafini, “La città dei Marinai“, si narrano anche le vicende del Paris et Londres e del capitano Domenico Massabò.  Nel 1856, il capitano Paolo Riello e l’armatore Acquarone costituirono la Società di Armamento, noleggiando un piccolo vapore a ruote in legno, il “Ferruccio“, per il trasporto di persone e derrate tra Genova e la città portorina: era la seconda società di navigazione a vapore nata in Italia dopo la genovese Zuccoli, poi assorbita da Rubattino.

Nel 1858, visto il successo dell’operazione, fondarono la Società Armatrice Leonardo Acquarone e acquistarono a Bordeaux un piroscafo in legno che venne chiamato Porto Maurizio e che contribuì al Risorgimento trasportando truppe francesi e materiale bellico. In seguito, nel 1861, comprarono a Londra un vapore in ferro ad elica di 300 tonnellate che si chiamava Paris et Londres e ne diedero il comando al capitano Domenico Massabò, navigatore di grande capacità ed esperienza. Al suo arrivo in città, la folla accorse per vedere questa nave così bella e moderna, che avrebbe solcato il mare toccando Marsiglia, Porto Maurizio, Savona e Genova, trasportando olio ed emigranti verso la Francia e importando da Oltralpe merci e manufatti di ogni genere. La sua avventura, però, durò poco.

Il 2 febbraio 1862 il Paris et Londres tornava da Marsiglia con un carico di merci varie, tra cui molte casse di zucchero. Intorno alle dieci del mattino, il capitano Massabò accostò verso terra, forse per salutare la compagna  che viveva in una casa vicina alla chiesa di San Leonardo. Sul mare di Porto tirava un vento teso, raccontano le cronache dell’epoca,  e il mare stava montando. Per un errore di navigazione, o forse per un improvviso guasto alla timoneria, l’unità si avvicinò pericolosamente alla costa, prendendo in pieno con la chiglia gli scogli sommersi delle Ratteghe.

I marinai, aiutati dalle barche dei pescatori portorini, fecero di tutto per salvare il battello da affondamento certo, gettando anche parte del carico in mare per riuscire a disincagliarla. La situazione stava però inevitabilmente peggiorando: le onde erano altissime e il piroscafo  imbarcava sempre più acqua. Non ci fu niente da fare, se non salvare il salvabile.

Il capitano fu ritenuto responsabile dell’accaduto e su di lui gravarono i costi della perdita del carico e del naviglio, non protetto da assicurazione. Il 12 maggio vennero messi all’asta i rottami: motore, caldaie, vele e tutto ciò che si era salvato dal relitto. Massabò fu costretto a vendere la sua abitazione e quella della moglie, andando a vivere in una povera casetta di pescatori del quartiere Foce.

Si spense nel 1868 per un infarto a soli 59 anni. Una storia di uomini e marinai, di un piccolo, grande errore e di una sfortuna beffarda.

Giorgio Bracco

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