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Accadde Oggi | 23 gennaio 2026, 07:02

ACCADDE OGGI, 23 GENNAIO 1980. L’agonia delle industrie imperiesi Niggi e Lancaster a un passo dalla chiusura

L’ultima ha appena licenziato 12 dipendenti. E le possibilità di trovare una sistemazione ai 28 lavoratori della Niggi pare tramontata

ACCADDE OGGI, 23 GENNAIO 1980. L’agonia delle industrie imperiesi Niggi e Lancaster a un passo dalla chiusura

Il comparto industriale imperiese sprofonda sempre più in una crisi che appare irreversibile. In particolare, prosegue il calvario di due aziende storiche del capoluogo rivierasco, la Niggi e la Lancaster.

L’ultima ha appena licenziato 12 dipendenti.  E le possibilità di trovare una sistemazione alternativa ai 28 tra lavoratori e lavoratrici della Niggi pare tramontata. 
La situazione è tutt’altro che confortante, i sindacati non nascondono grandissima preoccupazione per un futura tinte fosche. Niggi produce la nota lavanda “Col di Nava”  e compresse per profumi. Dopo mesi di cassa integrazione, per il personale, prevista la liquidazione a ottobre. Un provvedimento drastico, dovuto a una pesante condizione finanziaria. All’orizzonte era comparso, all’inizio dell'anno, un industriale di Milano, oriundo imperiese, che pareva interessato a rilevare la fabbrica. Dopo un recentissimo incontro all'Unione industriali, invece, la trattativa è sfumata. 

Giovanni Gandolfo, segretario provinciale della Cisl, è sconfortato. “Sul problema Niggi, a Natale, abbiamo sollecitato un abboccamento con Il sindaco Re ma non ci ha nemmeno risposto – conferma - il Consiglio comunale ha deliberato un sussidio straordinario di 2 milioni e mezzo di lire, ma è passato un mese e le maestranze non hanno ancora ricevuto questo denaro”. Ci sono casi drammatici, quelli di donne che mantenevano la famiglia con il solo loro stipendio. Ne era stato trasmesso l’elenco a Comune, Provincia e Prefettura. ”Non è successo nulla - precisa Gandolfo - pare proprio che Imperia non possa offrire occupazione a nessuno. Assistiamo a concorsi definiti "clientelari", non vogliamo elemosine, eppure non ci sono prospettive di assorbimento per una manciata di persone”.

Da un paio di mesi, invece, la multinazionale Lancaster, specializzata in cosmetici e prodotti di bellezza, ha deciso di modificare l’assetto dell'azienda. Gli uffici amministrativi, marketing, pubblicità e spedizioni, sono stati trasferiti tutti a Milano. A Bussana resta soltanto la produzione. Un terzo della novantina di dipendenti dovrebbe spostarsi nella metropoli lombarda. Per ora, soltanto sei hanno accettato. Altri dodici hanno rifiutato e sono stati licenziati. Per un accordo siglato fra l'Ufficio del lavoro e l'Unione industriali, la Lancaster si è però impegnata a compiere investimenti: l’azienda aumenterà la capacità di produzione del 30-40 per cento. In quest’ottica dovrebbero essere riassunti sette operai addetti in precedenza al reparto spedizioni.

 “Per il sindacato – conclude Gandolfo - questa vertenza non si è conclusa in modo felice. Sono stati persi 12 posti di lavoro. C’è tuttavia la prospettiva di limitare i danni con la possibilità di recuperarne presto una parte”.

Giorgio Bracco

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