A Ranzo, in località Costa Bacelega, a fine novembre una famiglia di quattro persone era rimasta intossicata dal monossido di carbonio,a causa del malfunzionamento della canna fumaria del caminetto dell’alloggio comunale in cui viveva. Un episodio che aveva fatto temere il peggio e che aveva mobilitato un imponente spiegamento di soccorsi.
Per il figlio più piccolo, di appena 18 mesi, si era reso necessario l’intervento dell’elicottero Grifo, che lo aveva trasportato d’urgenza all’ospedale pediatrico Gaslini di Genova per accertamenti e cure specialistiche. Tutti i componenti del nucleo familiare erano stati ricoverati in codice giallo; anche la madre era rimasta in osservazione. Fortunatamente, nessuno era in pericolo di vita.
A distanza di quasi due mesi, però, la vicenda torna al centro dell’attenzione. La famiglia denuncia che il Comune di Ranzo, proprietario dell’immobile, ha chiesto una “compartecipazione” alle spese per la realizzazione della nuova canna fumaria, per un importo superiore ai 3mila euro.
“Ora, a distanza di quasi due mesi, siamo ancora tutti in cura. Io, per esempio, continuo ad avvertire forti mal di testa”, racconta uno dei familiari. “Ma la cosa che ci fa più male è che il Comune ci chieda di partecipare alle spese, sostenendo che quanto accaduto sia dovuto a un utilizzo improprio della canna fumaria. È una cifra che per noi è difficile da sostenere”. Il sindaco Giancarlo Cacciò è sempre rimasto vicino alla famiglia e, nei giorni successivi all’incidente, aveva assicurato l’impegno dell’amministrazione. “Come Comune – aveva dichiarato a La Voce – provvederemo a far pulire la canna fumaria (come è avvenuto ndr), in modo che tutta la famiglia possa tornare a casa in sicurezza”.
Oggi il primo cittadino chiarisce ulteriormente la posizione dell’Ente. “Abbiamo già speso circa 7mila euro – precisa Cacciò –. Quello arrivato alla famiglia è solo un avviso bonario. Siamo e restiamo vicini alla famiglia”.














