Dopo una settimana di atroci sofferenze è morto, in un lettino del centro grandi ustionati dell'ospedale di Sampierdarena, Gianfranco Ardissone, 34 anni, l'imperiese vittima di un tragico gioco tra un gruppo tra amici e conoscenti, davanti a un bar della banchina portuale onegliese. Il ragazzo si era trasformato in una torcia umana dopo che alcuni suoi conoscenti, finiti sotto indagine da parte della Procura, avevano avvicinato un accendino ai vestiti di alcol. "Non volevamo farlo, era soltanto uno stupido scherzo", si erano difesi gli autori dell'incredibile gesto.
Nei guai sono il titolare del locale, un cameriere diciassettenne, un cittadino slavo e una donna, che ha ammesso di avere appiccato il fuoco. Una settimana di agonia, per il povero Gianfranco, conosciutissimo e benvoluto da tutti in città. "Insufficienza epatica", il motivo della sua morte.
Nel frattempo, il caso di Ardissone è stato preso in esame dal ministro di Grazia e Giustizia, Claudio Martelli, che ha chiesto una relazione dettagliata sulla questione. La conferma arriva direttamente dai collaboratori del Guardasigilli, anche se rimane ancora da verificare se l'argomento sia già approdato al Consiglio superiore della magistratura per un'ulteriore analisi. Nelle prossime ore verrà inoltre effettuata l'autopsia sul corpo della vittima, affidata agli specialisti dell'Istituto genovese di medicina legale.
L'esame, richiesto dal procuratore Luciano Bruno, servirà a far piena luce sulle cause del decesso.














