Gli autobus non hanno orari, a volte i ʽbuchitemporaliʼ tra uno e l’altro fanno pensare a epoche geologiche. E allora meglio pedalare, meglio faticare sulla bicicletta piuttosto che logorarsi i nervi nell’attesa di un pullman che non arriva. Quella snervante attesa non è certo salutare, incide sulla qualità della vita mentre una salutistica pedalata non può fare che bene al corpo e allo spirito.
Non è sicuramente stata una riflessione molto complessa quella di Halina. “Vivo nella frazione di Caramagna – racconta la signora di origini polacche – e i miei orari di lavoro avrebbero bisogno di utilizzare il servizio pubblico, non ho mai conseguito la patente auto in Italia”.
Non si può certo addebitare colpe o responsabilità alla signora Halina per la mancanza della patente anzi, ne guadagna l’ambiente, privato di malefiche dosi di inquinamento.
In effetti qui, nel capoluogo ponentino, i più onesti e volenterosi ideali ambientali vengono annullati e disastrati da una funzionalità del servizi pubblico che fa ridere o fa piangere a seconda della propria visione. L’unico aiuto, complice, occorre ammetterlo, può arrivare soltanto dalle bici, complice la Ciclabile.
Insomma, viva la bici, viva la libertà e morte agli orari dei bus (che già si suicidano da soli).














