Imperia torna a guardare a Nord per affrontare una delle sfide strategiche dei prossimi anni: garantire nuove risorse idriche alla Riviera. Sul tavolo c’è un progetto che affonda le sue radici negli anni Settanta, quando si ipotizzò di utilizzare l’acqua proveniente dal Piemonte e dal bacino del Tanaro, sfruttando la caduta naturale e la realizzazione di nuovi invasi nell’entroterra.
Un’idea che allora non trovò terreno fertile, anche per le resistenze sul versante piemontese, ma che oggi, alla luce della crescente necessità di acqua e dell’aumento dei costi energetici legati al pompaggio, torna a essere considerata con rinnovato interesse. A rilanciare l’ipotesi è stato il presidente della Provincia di Imperia Claudio Scajola, durante la presentazione del progetto per il raddoppio del Roja bis: "Necessitano nuove fonti di approvvigionamento che non comportino pompaggio, quindi studi per invasi nuovi per poter accumulare acqua. La programmazione di questo intervento sarà difficile, complicata".
Il tema sarà affrontato in maniera più approfondita a ottobre, nel corso di un convegno che metterà a confronto Liguria e Piemonte, coinvolgendo la Regione Liguria, la Regione Piemonte e le Province di Imperia e Cuneo. L’obiettivo è riunire intorno allo stesso tavolo tecnici e rappresentanti politici per verificare la fattibilità di un sistema che potrebbe garantire nuove risorse idriche al Ponente ligure. La questione energetica rappresenta, infatti ,uno degli elementi che rendono oggi nuovamente interessante il vecchio progetto. L’acqua che arriva per caduta, sfruttando la conformazione naturale del territorio, non richiede lo stesso dispendio energetico necessario per il pompaggio."Acqua migliore di qualità e, soprattutto, acqua che per caduta non ha costo energetico che oggi incide per il 30/40 per cento sulla bolletta idrica", specifica Scajola".
La prospettiva non è quella di puntare su una singola opera, ma di costruire un sistema di invasi e collegamenti capace di mettere in rete diverse risorse. Tra le ipotesi figurano interventi sul Tanarello, nuovi invasi sul torrente Argentina e nella Valle Impero, oltre al recupero dell’antico bypass tra Pieve di Teco e San Lazzaro Reale.
Ma perché l’idea possa diventare concreta sarà necessario superare diversi ostacoli. Serviranno studi, autorizzazioni, accordi tra le istituzioni e soprattutto finanziamenti. Il confronto con il Piemonte sarà quindi decisivo, anche perché una risorsa come l’acqua non può essere gestita senza il coinvolgimento dei territori interessati.
C’è poi un altro capitolo, quello relativo agli usi dell’acqua. In una fase nella quale la risorsa potabile deve essere considerata sempre più preziosa, secondo Claudio Scajola è necessario distinguere gli utilizzi e creare infrastrutture specifiche per l’irrigazione.: "Non possiamo usare l'acqua dell'acquedotto per irrigare i prati, serve un acquedotto irriguo".
E così, dopo oltre mezzo secolo,la Liguria torna a bussare. Quello che negli anni Settanta appariva come un progetto difficile e controverso oggi potrebbe trovare nuove ragioni per essere ripreso. La Provincia di Imperia prova a riaprire il dossier. A ottobre Liguria e Piemonte saranno chiamati a capire se l’acqua del Tanaro può davvero tornare a scendere verso la Riviera.














