"Il numero di senzatetto, dopo i blitz che hanno sgomberato molti luoghi dove si erano rifugiati, non è variato". È la riflessione del Progetto Cena Fuori, il gruppo promosso dal Circolo Arci Angela Lipari, che da anni lavora a sostegno delle persone senza dimora e di quelle che vivono in condizioni di grave difficoltà economica. I volontari preparano e distribuiscono una cena completa a chi ne ha bisogno cinque giorni alla settimana. Un’attività che li rende un osservatorio diretto sulle condizioni delle persone più fragili presenti in città.
La presa di posizione arriva dopo la serie di blitz coordinati dall’assessore alla Sicurezza Antonio Gagliano, i più recenti all’ex stazione ferroviaria di Oneglia e alla Stecca delle Ferriere, nell’ambito delle attività di controllo del territorio. "Come gruppo non interveniamo mai sull’operato di altri, istituzioni o associazioni che siano – sottolineano i volontari –. Siamo molto più concentrati nel fare, concretamente e quotidianamente, le cose che riteniamo giuste e utili. Quando ci riusciamo, ovviamente".
Questa volta, però, l’associazione ha deciso di fare un’eccezione, mettendo a disposizione dati ed esperienze maturati durante un lavoro quotidiano. "Noi invitiamo a cena senzatetto e persone in difficoltà cinque giorni a settimana e una cosa la sappiamo per certa: il loro numero, dopo la serie di blitz che hanno sgomberato molti luoghi dove si erano rifugiati, non è variato. La stessa cosa, per quanto ne sappiamo, pare sia successa alle mense delle altre associazioni che forniscono pasti". Da qui la considerazione: "Evidentemente togliere le persone da un posto serve solo a farle andare in un altro".
L’associazione invita a ridimensionare la percezione del fenomeno: "Il secondo dato che possiamo fornire e che pensiamo possa essere utile è che, a Imperia, i senzatetto non sono poi così tanti. Noi serviamo tra i 60 e i 70 pasti a sera, ma più della metà dei nostri invitati a cena sono sudamericani che hanno solo una stanza in affitto, quindi con un difficile uso della cucina, e anziani che vivono situazioni di forte disagio".
Secondo Cena Fuori, le persone che vivono effettivamente in strada sarebbero una trentina. "Trenta persone che dormono in strada non sono un’orda, ci pare un numero gestibile con i criteri dell’assistenza e della riduzione del danno. Tanto più che molte esigenze di base sono già soddisfatte dal volontariato e dal nuovo Cespo, come pasti, lavanderia, docce, distribuzione di generi di prima necessità. Solo l’accoglienza notturna rimane un vero e proprio buco nero, un’esigenza senza risposte. Siamo del parere che andrebbe affrontata".
Da qui una riflessione sul rapporto tra sicurezza e repressione: "Siamo d’accordo che le leggi vadano rispettate, che il degrado vada combattuto, ma ci chiediamo se la repressione possa essere l’unica risposta. Se gettiamo sulle forze dell’ordine tutto il peso della soluzione di problemi sociali – osservano – finiamo per schiacciarle sotto una pressione insostenibile". L’associazione ricorda anche la situazione di via XXV Aprile, una situazione "difficile" e che mostra i limiti degli interventi basati esclusivamente sulla repressione.
"Vogliamo essere, di nuovo, molto chiari: non stiamo criticando nessuno. Perché non è il nostro stile e perché siamo sicuri che tutti, forze dell’ordine, servizi sociali e volontariato, stanno facendo del loro meglio. Non sarebbe male, però, chiedersi se stiamo facendo le cose giuste o, almeno, tutte le cose giuste".






