Una sequenza di decisioni frenetiche, una scia di indizi disseminati lungo il percorso e una fuga durata lo spazio di qualche mese. Si è chiusa con l’arresto la vicenda di C.L., 38enne originario del milanese ma residente a Imperia, autore della violenta rapina a mano armata dello scorso maggio ai danni della farmacia Asselle di San Lorenzo al Mare. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine per reati specifici, è comparso davanti al giudice del tribunale di Imperia che ha convalidato la misura cautelare, disponendo il trasferimento nel carcere milanese di San Vittore.
Tutto si era consumato in pochi, lunghissimi minuti subito dopo la riapertura pomeridiana della farmacia di via Pietrabruna. Il 38enne, con il volto travisato da un passamontagna, era entrato nell’attività e aveva preso come ostaggio una cliente di 50 anni, afferrandola alle spalle e puntandole un coltello alla gola. Sotto la minaccia di uccidere la donna, i titolari erano stati costretti a consegnargli l’incasso del giorno, circa 300 euro, prima che il malvivente si dileguasse a piedi in un vicolo adiacente.
La fuga, tuttavia, è stata tanto rapida quanto maldestra. Nel disperato tentativo di far perdere le proprie tracce, l’uomo ha iniziato a seminare prove: ha lanciato il coltello in una fontana, si è cambiato d'abito gettando i vestiti nei bidoni di un condominio e ha abbandonato il passamontagna in un cestino dei rifiuti. Poi, in sella a una bicicletta bianca, ha raggiunto la pista ciclabile per poi lasciarvi anche il mezzo a due ruote.
Ancora visibilmente agitato, è entrato in un bar della zona, dove ha consumato una birra e ha chiamato un taxi. È stato proprio qui che il rapinatore ha commesso un altro passo falso: forse tradito dall'adrenalina, ha lasciato mance generose al personale, un comportamento apparso subito singolare e che ha insospettito i presenti. Salito a bordo dell'auto bianca, si è fatto portare fino a Imperia. Le indagini dei carabinieri, scattate subito dopo il colpo, hanno ricomposto il puzzle in breve tempo. Incrociando le immagini delle telecamere pubbliche e private con il ritrovamento degli indumenti e dell'arma, i militari hanno stretto il cerchio attorno al 38enne. A blindare l'accusa sono state le preziose testimonianze raccolte sul campo: dal tassista ai dipendenti del bar, fino al drammatico racconto della cliente presa in ostaggio, la cui collaborazione ha permesso di fare piena luce sull'accaduto.














