C’è qualcosa di ligure — nel senso migliore del termine, quella tenacia pragmatica che non si accontenta delle grandi visioni senza costruire strumenti concreti — nell’incontro che si è tenuto il 16 giugno a Bruxelles tra due protagonisti della governance dell’intelligenza artificiale in Europa.
Da una parte Brando Benifei, europarlamentare spezzino, che ha guidato come relatore principale l’iter dell’AI Act, la prima legge al mondo che regolamenta l’intelligenza artificiale. Dall’altra Furio Truzzi, genovese, presidente di Consumers’ Forum e coordinatore del Gruppo Etica del Consiglio Nazionale Utenti dell’AGCOM. Due liguri un obiettivo comune: fare in modo che siano gli esseri umani a guidare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, e non esserne guidati — o
peggio, dominati.
L’incontro di ieri non è stato solo un confronto bilaterale. È diventato il punto di partenza di qualcosa di più strutturato: un appuntamento annuale europeo sull’algoretica, ovvero sull’etica degli algoritmi e sulle regole che devono presiedere allo sviluppo dell’AI nel rispetto dei diritti dei cittadini. Un forum permanente che riunirà istituzioni, associazioni dei consumatori, imprese del settore, ambientalisti, organizzazioni dei lavoratori ed esperti internazionali, con l’ambizione di costruire per l’Europa una terza via tra il modello americano — dominato dalla logica dei grandi operatori privati — e quello cinese, fondato sul controllo statale.
Non è una coincidenza che siano due liguri a guidare questa iniziativa. Genova e La Spezia, città di mare e di confine, hanno da sempre saputo guardare lontano pur restando con i piedi piantati nella realtà. Ed è esattamente questo equilibrio che serve all’Europa oggi: la capacità di immaginare un futuro in cui l’intelligenza artificiale — già responsabile di 425mila posti di lavoro persi nel mondo dal 2023 ad oggi, già capace di orientare un terzo degli acquisti online degli italiani — rimanga uno strumento nelle mani delle persone, e non diventi essa stessa la mano che muove le persone. “L’algoretica non è un tema per addetti ai lavori — commentano Benifei e Truzzi —. È la questione democratica del nostro tempo”.
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