Sono le cinque del pomeriggio e il pasto è già pronto: pasta al pomodoro con olive e feta. Dal lunedì al venerdì, i volontari del progetto “Cena Fuori” si organizzano su turni per offrire un piatto caldo e completo a chi vive in strada o in grave difficoltà economica.
Le squadre sono composte da due persone e oggi accompagno Giovanni Vassallo, referente dell'iniziativa. Si preparano le porzioni, abbondanti, e si sistemano nelle borse insieme ai sacchetti con posate, pane e frutta. Vassallo ha il telefono in mano: diversi ospiti lo hanno già contattato, sanno che sta arrivando. Si parte in macchina, dal centro verso le periferie, le modalità ricordano quelle di un invito a cena: chi ha bisogno riceve un messaggio su WhatsApp per concordare l'incontro. Si raggiungono luoghi dove si è certi di trovare qualcuno oppure si aspetta una risposta e si fissa l'appuntamento.
Gli scambi sono rapidi, ma non privi di attenzione: c'è sempre il tempo per chiedere come va. Si mantiene una certa distanza, ma a volte si costruisce un rapporto di fiducia e di aiuto, nei limiti del possibile. Anche se non tutti sono aperti all'interazione: a volte prevale la diffidenza, legata a condizioni di vita precarie.
In due ore vengono distribuiti circa cinquanta pasti. In totale, nel 2025 ne sono stati serviti undicimila. Oltre al cibo, sono state consegnate tende e coperte per l'inverno: a Imperia manca ancora un dormitorio pubblico e nessuna iniziativa istituzionale ha colmato quel vuoto. Non si dimenticano nemmeno gli animali: molti assistiti hanno un cane o un gatto, e anche per loro vengono portate scatolette.
Vassallo racconta che c’è un discreto turnover: alcuni utenti sono presenti dal primo giorno, altri spariscono e poi ricompaiono quando serve un aiuto. Qualcuno, nel tempo, riesce a migliorare la propria situazione. Non si incontrano solo i “classici clochard”, ma anche chi vive l’esito peggiore di problemi comuni come la perdita del lavoro o della casa. Ci sono persone con dipendenze, debiti, storie familiari disfunzionali o immigrati che hanno visto fallire il proprio percorso migratorio. Problemi diversi che finiscono per sommarsi in condizioni di disagio profondo e difficile da sciogliere.
Il disagio, appunto, esiste anche in una città ordinata come Imperia, sebbene non sia sempre immediato da vedere. Come esistono accortezze semplici che renderebbero la città un luogo più vivibile per chiunque: Wi-Fi gratuito, panchine all'ombra, bagni pubblici, fontanelle. "Piccole infrastrutture utili a tutti, ma per alcuni essenziali. Una città gentile con i più fragili - conclude Vassallo - è una città migliore per tutti".














