Riceviamo e pubblichiamo dal
Nessuno è colpevole fino a giudizio definitivo. Ma il giudizio politico sulla vicenda Biodigestore-Avalon è, questo si, definitivo. Solo due anni fa ai microfoni di Report il nostro primo cittadino chiosava "il medico che ti cura bene mica lo cambi". A giudicare dai risultati era meglio cambiare e rivolgersi altrove. Più probabilmente, come accade sempre più spesso in Liguria, si sono confuse la velocità con la fretta, la trasparenza con la "spunta" sui documenti, il merito con la fedeltà politica. Bassanini scriveva, ormai oltre 20 anni fa: "il nostro punto di partenza stava nell'introduzione nel sistema del principio di distinzione tra politica e amministrazione... spetta alla politica definire le politiche pubbliche, ma all’amministrazione realizzarle. E l’amministrazione si valuta sui risultati ottenuti, non sulla sua disponibilità a piegarsi agli interessi e alle logiche “partigiane” del ceto politico." La distanza incolmabile con la nostra idea di città sta tutta qui. Nessun privato che si rapporti con la Pubblica Amministrazione può essere considerato un "Dio" e la sua parola "Vangelo". Perché siamo in uno stato laico ma, soprattutto, perché oltre ad essere eticamente e giuridicamente inaccettabili le scorciatoie e le forzature portano sempre ad un disastro amministrativo. L'assenza di programmazione praticamente in ogni campo - sostituita dall'"intuitu personae" - non è solo noncuranza amministrativa e carenza di idee: è una volontà ben precisa. Nella scelta personale, nello "spoil system" eletto a modello di comportamento, nel "qui comando io" c'è l'essenza di un modo di intendere la pubblica amministrazione. Al quale non vogliamo rispondere sostituendo i consulenti o le ditte da individuare, ma chiedendo ai collaboratori lealtà e non fedeltà, premiando merito invece che accondiscendenza, puntando alla programmazione anziché a scelte improvvisate.
In una parola sostituire una "visione" al "visto".













