La trasmissione Report, nella serata di ieri, è tornata a occuparsi del Cantiere Vittoria. E solo a poche ore di distanza dall’esordio con il pareggio casalingo per 2-2 contro la Sanremese del neo presidente dell’Imperia, Giuseppe D’Onofrio, Ceo di Arkipiù al centro dell'inchiesta giornalistica. Un nuovo approfondimento che riporta sotto ai riflettori un nodo delicato, tra interessi economici, sicurezza nazionale e possibili infiltrazioni criminali.
Secondo quanto emerso nel servizio, attorno al cantiere navale — considerato strategico per lo Stato italiano, anche per il suo ruolo nei rapporti con la Libia e nel contenimento dei flussi migratori — ruoterebbero affari opachi, tra presunti traffici di armi, riciclaggio e tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata. L’inchiesta di Report sviluppa un nuovo filone che, partendo proprio dal Cantiere Vittoria di Rovigo, si estenderebbe fino a coinvolgere aziende sospettate di legami con la camorra, arrivando fino al grave episodio dell’attentato del 16 ottobre 2025 contro il giornalista Sigfrido Ranucci e la sua famiglia.
Nel corso della trasmissione, Giuseppe D’Onofrio è stato intervistato in qualità di amministratore delegato di Arkipiù, società finita indirettamente al centro della scena. A seguito del servizio, è arrivata una presa di posizione ufficiale da parte dell’azienda campana, attraverso i propri legali. Arkipiù e il CEO D’Onofrio hanno ribadito la loro totale estraneità a qualsiasi collegamento con la criminalità organizzata e all’attentato a Ranucci, sottolineando come lo stesso giornalista abbia riconosciuto in diretta l’infondatezza di tali ipotesi.
Nel dettaglio, D’Onofrio ha dichiarato di non essere a conoscenza di un eventuale utilizzo, da parte di Cavazzana, dei fondi ricevuti da Arkipiù per l’acquisto dei Cantieri Vittoria.
In merito alla presunta frode fiscale da 3,2 milioni di euro, la società ha precisato che non esiste alcuna indagine a proprio carico, ma soltanto un contenzioso con l’Agenzia delle Entrate, successivamente chiuso in via bonaria e basato, secondo Arkipiù, su dichiarazioni prive di riscontri probatori.
L’azienda ha inoltre definito poco credibili le ipotesi di frode, anche alla luce del proprio volume d’affari, e ha annunciato di essere pronta a tutelarsi legalmente contro eventuali accuse o illazioni ritenute diffamatorie. Tra gli elementi che hanno attirato maggiore attenzione, infine, emerge il forte incremento del fatturato di Arkipiù, cresciuto rapidamente nel giro di pochi anni fino a raggiungere i 45 milioni di euro, dato che contribuisce ad alimentare interrogativi e interesse attorno alla vicenda.














