Due studentesse della terza F del Liceo Linguistico e delle Scienze Umane Amoretti di Imperia, Bianca Fabbri ed Elisa Pogliano, hanno intrapreso presso La Voce di Imperia un percorso di formazione e lavoro. In questo spazio scrivono cosa significhi, per un giovane, vivere e studiare a Imperia.
Immaginate per un attimo di avere tutta la vita davanti e vivere in una provincia… morta. Imperia, con il suo porto un tempo commerciale e prima tappa dei marinai, oggi rientra tra le province più vecchie d'Europa. Infatti, un abitante su tre rientra nella fascia over 65: nasciamo e cresciamo con la speranza di andarcene. Nel 2024 su 9000 giovani circa il 4,5% degli imperiesi è emigrato all'estero non appena ne ha avuto l'opportunità. Scegliere, dopo le Superiori, di continuare a studiare in zona è un privilegio che non ci appartiene: sono solo quattro i corsi di laurea disponibili sul territorio. I più fortunati di noi, che possono permettersi di partire, si trovano a dover fronteggiare altre problematiche, dai costi degli affitti insostenibili sino all'adattamento ad un ambiente completamente opposto al nostro.
Basti prendere come esempio le condizioni scadenti dei trasporti pubblici: la provincia ci offre un servizio che ci ha educato “all’attesa”, a calcolare mezz'ora di ritardo nella programmazione degli impegni, a non avere la certezza di poterli rispettare. Il sistema ferroviario funge come barriera aggiuntiva tra noi e il resto d'Italia, rendendoci una realtà scollegata dal resto della Penisola. Crescendo, sono gli stessi spazi sociali a mancare. Ci guardiamo intorno, in cerca di nuovi stimoli, opportunità, occasioni e ci ritroviamo davanti ad un deserto, che non ha nulla da offrirci e che non intende aprirsi al nostro passaggio. E se da un lato i giovani decidono di abbandonare il luogo dove sono nati, dall'altro la nostra Amministrazione decide di investire in “navette senza conducente”.
Tutto ciò provoca in noi sentimenti contrastanti: se da una parte regna in noi l'affetto che proviamo per le strade che ci hanno visto crescere è innegabile, dall'altro la mancanza di risorse e di un contesto che non offre gli strumenti a noi utili non ci consente di restare. Questo provoca in tutti noi un grande senso di smarrimento, alienazione, un costante sentirsi fuori posto, sbagliati, dimenticati. E non ci resta che rispondere in un solo modo: andare via.
Vogliamo vivere in un ambiente che accoglie sia chi c'è perché costretto, sia chi resta perché vuole. Rivendichiamo il nostro diritto a restare.














