Un imprenditore imperiese che per motivi di sicurezza desidera mantenere l'anonimato che ha vissuto a lungo in Colombia racconta di aver assistito in prima persona alla catastrofe venezuelana, osservandone gli effetti ben prima che diventassero evidenti al resto del mondo. "Dal confine tra San Antonio del Táchira e Cúcuta, attraverso valichi montani e sentieri informali, ho visto un flusso incessante di venezuelani in fuga, famiglie costrette ad attraversare la frontiera per cercare condizioni di vita minime", racconta a La Voce
"Già dieci anni fa - spiega - la crisi economica era palpabile: il bolívar aveva perso ogni credibilità e molte transazioni avvenivano esclusivamente in dollari. Anche all’interno delle rappresentanze diplomatiche, come nel caso di una nostra familiare impiegata presso l’ambasciata colombiana a Caracas, gli stipendi venivano pagati in valuta estera perché la moneta nazionale non era più accettata. Secondo la sua esperienza, "il Venezuela ha iniziato il suo declino irreversibile dopo la morte di Hugo Chávez. Dal 2013 in poi, con il governo di Nicolás Maduro, il Paese sarebbe precipitato in una crisi profonda e strutturale, trasformandosi da nazione ricca di risorse a realtà segnata da povertà diffusa, isolamento e paralisi economica.
La situazione politica e sociale resta estremamente tesa. I movimenti interni sono fortemente limitati, molte persone vivono chiuse nelle proprie abitazioni per timore di violenze e repressioni, mentre il contesto generale appare confuso e instabile. Nonostante ciò, la popolazione continua a nutrire speranze di cambiamento, anche se senza certezze sui tempi e sulle modalità. L’imprenditore sottolinea come, "nonostante le enormi difficoltà, le attività umanitarie continuino, cercando di portare assistenza alle persone allo stremo e alle vittime di violenza, anche nelle aree più remote. Le frontiere risultano in gran parte chiuse, i voli sospesi e gli spostamenti interni rigidamente controllati, contribuendo all’isolamento del Paese".
Sul piano politico, afferma "che le elezioni del 2024 avrebbero espresso un risultato diverso da quello ufficiale, indicando Edmundo González Urrutia come il vero presidente eletto, secondo la volontà popolare" Infine, conclude che "per comprendere a fondo la situazione venezuelana occorre analizzare i legami di potere interni, sostenendo che esistano connessioni tra Nicolás Maduro, Diosdado Cabello e il cosiddetto 'Cartel de los Soles', spesso citato in inchieste e analisi internazionali sul narcotraffico", intrecci contribuirebbero a spiegare la resistenza del sistema e la difficoltà di una transizione politica.
Il quadro complessivo resta quello di un Paese al collasso economico e sociale, con un costo della vita insostenibile, salari incapaci di garantire i bisogni essenziali e una popolazione sospesa tra disillusione e speranza, in attesa di una svolta che, al momento, rimane incerta.














