Nel corso di una lunga intervista rilasciata alla nostra testata alla vigilia di Capodanno, il sindaco Claudio Scajola affronta senza giri di parole il tema degli esposti sul porto turistico e le polemiche riaccese sul futuro del porto commerciale, liquidando sia l’iniziativa di Ivan Bracco sia le ultime velleità della Compagna Mreasca e di chi continua a crederci
Sul fronte degli esposti, a proposito di quello presentato dal consigliere Pd Ivan Bracco il primo cittadino non mostra alcuna preoccupazione. "Degli esposti non mi meraviglio, credo che ne abbia fatte centinaia. Ha cercato tutti gli indirizzi più possibili, dalle procure europee a quella nazionale antimafia, a quella locale, alla Corte dei Conti, al Consiglio di Stato, alla Regione, al Presidente del Consiglio. Non mi interessa, non mi riguarda".
Più articolata la riflessione sul porto commerciale, che secondo Scajola non ha più alcuna ragione di esistere nelle dimensioni e nelle forme del passato.
"Se uno non si adegua ai tempi che cambiano o è un ignorante o è un suonato. Lei sa benissimo che i porti commerciali delle dimensioni di Porto Maurizio o di Oneglia erano tali quando il carico si faceva con barche da 15-20 mila tonnellate". Il sindaco richiama anche la memoria storica della città, con immagini ancora appese negli uffici comunali.
"Abbiamo delle belle immagini della vivacità dei fusti d’olio sulle banchine, di questi vaporetti da 15-20 mila tonnellate. Una delle ultime navi che ha portato olio lì è arrivata ormai venti o trent’anni fa".
Un cambiamento, secondo il primo cittadino, legato anche all’evoluzione dei mercati. "Prima arrivava olio dalla Spagna, dalla Tunisia, dalla Grecia, che poi andava raffinato. Alla Camera di commercio c’era la borsa dell’olio. Oggi siamo passati all’olio di qualità, all’extravergine, e quel mercato non c’è più". Scajola sottolinea inoltre come la logistica mondiale sia radicalmente cambiata, soprattutto con l’avvento dei container :"Una nave da 15 mila tonnellate aveva una quindicina o una ventina di persone di equipaggio. Oggi le grandi navi da 300 o 400 mila tonnellate hanno equipaggi di sei persone. Il mondo è cambiato". Il confronto con i grandi scali liguri è netto. "A Genova si deve fare la diga esterna, a Vado si sono fatte banchine con fondali di 18 metri. Qui ne abbiamo sette. Come si fa a parlare di trasporto commerciale? Non esiste, è una roba finita".
Anche l’ipotesi di mantenere infrastrutture dedicate viene bocciata senza esitazioni. "Io non posso occupare una banchina con un silos per il cemento per una barca che arriva ogni 15 o 20 giorni e che dà lavoro a una o due persone. Sarebbe uno spreco di una potenzialità che può svilupparsi diversamente".
Da qui la conclusione, netta e politica. "È un ragionamento antistorico, frutto di una grande ignoranza delle cose. E vuole che mi preoccupi di esposti di questo genere? Io ho un obiettivo: far sì che la città cresca, come sta crescendo".






