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Attualità | 19 novembre 2025, 14:04

L'INTERVENTO. "Strade rifatte, strade sfondate a Diano Marina, l'ennesima dimostrazione di una gestione scoordinata dei sottoservizi"

"Si dice spesso, 'fatta la legge, trovato l’inganno'. In Italia – e a Diano Marina in particolare, potremmo aggiungere 'fatto l’asfalto, sfondata la strada con uno scavo'"

L'INTERVENTO. "Strade rifatte, strade sfondate  a Diano Marina, l'ennesima dimostrazione di una gestione scoordinata dei sottoservizi"

Riceviamo e pubblichiamo dall'ex presidente del consiglio comunale di Diano Marina Marco Perasso

Ad aprile di quest’anno, dopo innumerevoli rotture, è stato finalmente sostituito il tubo dell’acquedotto in via Villebone, nel tratto compreso tra via Capocaccia e via A. S. Novaro. Osservando l’esecuzione dei lavori, avevo già intuito che il ripristino sarebbe durato poco. E infatti: a ottobre, appena sei mesi dopo, metà della carreggiata è stata nuovamente scarificata e riasfaltata. Nel corso dell’anno è arrivata poi la posa della fibra ottica lungo via Diano Calderina, spesso in tratti appena asfaltati. La fibra è stata posata a poche decine di centimetri di profondità e il ripristino, visibile già oggi, ha trasformato quei tratti in una sequenza di avvallamenti e cedimenti (vedasi foto).

A questo punto sorge spontanea una domanda: è davvero impossibile concordare con le varie aziende di servizi un piano coordinato degli interventi, in modo da chiudere – anche solo temporaneamente – una strada e procedere contestualmente alla posa o alla manutenzione di tutti i sottoservizi? Solo dopo, una asfaltatura definitiva, come avviene in tanti altri Paesi. Ma queste, evidentemente, non sono pratiche compatibili con l’Italia e, ancor meno, con Diano Marina.

Un’altra questione riguarda le cauzioni. Al privato cittadino che richiede un allaccio viene giustamente chiesta una somma significativa a garanzia del corretto ripristino, somma che il Comune trattiene fino a un anno. Mi domando allora: alle varie Rivieracqua, Snam, Enel, Open Fiber, ecc. viene richiesto lo stesso trattamento?
E, soprattutto: chi ha pagato la riasfaltatura di via Villebone lo scorso ottobre? Rivieracqua? Oppure – ipotesi molto più grave – il Comune?

Infine, un’osservazione sull’ufficio tecnico comunale. Negli ultimi anni è stato potenziato con geometri e ingegneri, eppure non sembra corrispondere a un controllo efficace sulla corretta esecuzione delle opere di posa dei sottoservizi. Possibile che nessuno venga mandato a verificare e documentare con rilievi e fotografie, così da fornire finalmente una mappa aggiornata e affidabile del nostro sottosuolo?

Domande semplici, di buon senso. Ma in questa città – purtroppo – anche il buon senso sembra essere diventato un sottoservizio difficile da rintracciare.

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