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Attualità | 28 ottobre 2025, 18:52

Affitti brevi per Ceresi di Assohotel "si tratta di concorrenza sleale verso gli alberghi"

Per il presidente provinciale gli hotel sono imprese vere e proprie che danno lavoro a numerose famiglie

Affitti brevi per Ceresi di Assohotel "si tratta di concorrenza sleale verso gli alberghi"

"Negli ultimi anni il fenomeno degli affitti brevi è cresciuto in modo esponenziale, modificando profondamente il mercato turistico italiano. Se da un lato rappresenta una nuova forma di ospitalità, dall’altro sta generando squilibri evidenti rispetto al sistema alberghiero tradizionale. Definire “sociale” l’attività degli affitti brevi, come ha fatto di recente l’ex ministro Massimo Garavaglia, è un’affermazione priva di fondamento: questa forma di locazione non ha nulla di sociale, anzi, contribuisce a creare disuguaglianze e distorsioni nel mercato". Lo afferma Leonardo Ceresi, presidente provinciale Asshotel Confesercenti di Imperia.

Secondo Ceresi "gli alberghi, a differenza degli appartamenti gestiti per affitti brevi, sono imprese vere e proprie che danno lavoro a numerose famiglie. Dietro ogni struttura ricettiva ci sono addetti alla reception, camerieri ai piani, manutentori, addetti alla cucina, personale amministrativo e di servizio. Ogni posto letto in albergo genera occupazione, mentre la maggior parte degli affitti brevi non produce alcuna ricaduta occupazionale diretta".

Per il presidente provinciale Asshotel Confesercenti di Imperia "inoltre, gli alberghi operano sotto un regime fiscale e normativo molto più oneroso: pagano la tassa sui rifiuti (TARI) per tutto l’anno*, anche nei periodi di chiusura, mentre un appartamento ad uso turistico paga come un’abitazione civile, con tariffe nettamente inferiori; sono soggetti a molteplici imposte e contributi*, comprese quelle legate alla sicurezza, alla pubblicità, ai canoni di concessione e all’imposta di soggiorno, che spesso devono anche riscuotere e versare per conto dei Comuni; devono garantire formazione obbligatoria del personale* (antincendio, sicurezza, primo soccorso, HACCP, privacy, ecc.), tutta a carico dell’impresa; devono rispettare stringenti normative igienico-sanitarie e antincendio*, con controlli periodici, certificazioni, costi di manutenzione e adeguamento alle norme in continua evoluzione.  Chi affitta un appartamento ai turisti, invece, spesso non affronta nulla di tutto questo: niente corsi, nessun obbligo di aggiornamento, nessun controllo regolare sulle condizioni igieniche, sulla sicurezza o sulla conformità impiantistica. È evidente, dunque, che si tratta di una concorrenza sleale. In questo contesto, l’aumento dell’aliquota della cedolare secca al 26% per gli affitti brevi non può essere considerato un provvedimento punitivo, bensì un passo minimo verso una maggiore equità fiscale. Gli alberghi non chiedono privilegi, ma regole uguali per tutti".

E così conclude: "Non si può continuare a permettere che chi opera nel rispetto della legge, creando occupazione e garantendo sicurezza e qualità, venga penalizzato rispetto a chi si limita a mettere un appartamento online senza alcun onere. Se davvero si vuole tutelare il turismo e l’economia dei territori, serve ristabilire un equilibrio: gli affitti brevi non devono essere demonizzati, ma regolamentati in modo serio e proporzionato, affinché non distruggano il tessuto produttivo che da sempre sostiene il turismo italiano".

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